ECOMAFIE: UN “BUSINESS” DA 14 MILIARDI

84 reati al giorno – praticamente 3 ogni ora (con un aumento del 18,6% rispetto al 2016) – per un fatturato arrivato a quota 14,1 miliardi (+9,4 per cento rispetto all’anno precedente): sono impressionanti i dati presentati da Legambiente nel suo RAPPORTO ECOMAFIA, presentato in queste ore alla Camera dei Deputati. Aumenta, anche il numero di persone denunciate (39.211, con una crescita del 36%) e dei sequestri effettuati (11.027, +51,5%). Ovviamente non è un caso che, come si legge nel Rapporto: “nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso è stato verbalizzato il 44% del totale nazionale di infrazioni. La Campania è la regione in cui si registra il maggior numero di illeciti ambientali (4.382 che rappresentano il 14,6% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (3.178), dalla Puglia (3.119), dalla Calabria (2.809) e dal Lazio (2.684)”. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, il maggior numero di reati riguarda l’inquinamento ambientale con 361 casi, poi l’omessa bonifica (81), i delitti colposi contro l’ambiente (64), il disastro ambientale (55), l’impedimento al controllo (29) e il traffico di materiale ad alta radioattività (7).

MARE “MOSTRUM”: IL DOSSIER DI LEGAMBIENTE

Presentati in questi giorni i dati di “Mare Mostrum“, il dossier di Legambiente sulle infrazioni che stanno distruggendo i nostri mari. Fanalino di coda, con il triste primato degli illeciti commessi, è la Campania dove le infrazioni contestate sono state 2.715,  con un incremento rispetto all’anno precedente dell’ 4,7%. Sette reati al giorno, quindi, spesso legati a scarichi fognari abusivi o sversamenti illegali di liquami e rifiuti, oltre all’abusivismo edilizio, alla pesca di frodo e al diportismo selvaggio, con motoscafi e moto d’acqua che avvicinandosi troppo alla riva mettono a repentaglio l’incolumità dei bagnanti,. Su scala nazionale quasi il 50% dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, oltre la Campania, troviamo Puglia, Sicilia e Calabria, al quindo posto il Lazio. Inoltre Legambiente denuncia che oltre che per questi reati, i  diritti dei cittadini continuano a non essere garantiti anche sul fronte dell’informazione e dell’accesso ai tratti di spiaggia liberi.