IPCC: I CAMBIAMENTI CLIMATICI PROVOCHERANNO FAME E MIGRAZIONI

Il riscaldamento globale causato dall’uomo farà aumentare la siccità e le piogge estreme in tutto il mondo, pregiudicando la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, con guerre e migrazioni. Ma anche il Mediterraneo è ad alto rischio di desertificazione e incendi. Lo prevede il rapporto “Cambiamento climatico e territorio” del comitato scientifico dell’Onu sul clima, l’Ipcc, diffuso la scorsa settimana. Già nel 2018 l’Ipcc aveva pubblicato un rapporto sul clima che avvertiva che, se il mondo non riduce subito l’emissione dei gas serra, già nel 2030 il riscaldamento globale potrebbe superare la soglia di +1,5 gradi dai livelli pre-industriali e se il cambiamento climatico raggiungerà o supererà i 2 gradi i rischi saranno davvero “molto alti”. Il nuovo rapporto – realizzato da 66 ricercatori da tutto il mondo, fra i quali l’italiana Angela Morelli – si concentra invece sul rapporto fra il cambiamento climatico e il territorio, studiando le conseguenze del riscaldamento su agricoltura e foreste: nelle regioni aride, il cambiamento climatico e la desertificazione causeranno riduzioni nella produttività dei raccolti e del bestiame con l’inevitabile aumento delle migrazioni sia all’interno dei paesi che fra un paese e l’altro.

REPORT “CAMBIAMENTO CLIMATICO E TERRITORIO” (INGLESE)

A GINEVRA LA 50^ SESSIONE DELL’IPCC

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) , vale a dire il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, si è riunito nei giorni scorsi a Ginevra per la 50esima sessione che si concluderà l’8 agosto con la pubblicazione del rapporto sulla questa volta dedicato alla relazione tra il clima e l’utilizzo sfrenato e insostenibile che stiamo facendo della terra.In attesa di conoscere le conclusioni degli studiosi, arrivati da tutto il mondo, oggi sappiamo già che meno del 25% delle terre emerse del pianeta mantiene lo stato naturale. L’uomo ha infatti trasformato il 75% delle superfici a disposizione, provocato impatti sul 66% degli oceani e distrutto l’85% delle zone umide. E lo ha fatto solo negli ultimi 50 anni, a un ritmo che non ha precedenti nella storia dell’umanità. “La terra sotto i nostri piedi è uno dei beni più preziosi dell’umanità e proprio nel momento in cui non potremmo permettercelo stiamo perdendo terreno fertile e biodiversità a un ritmo allarmante“, ha detti Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), aprendo i lavori. La 50esima sessione dell’Ipcc ha portato alla pubblicazione del Report su Clima e Suolo (di cui vi daremo conto nei prossimi giorni), mentre a settembre l’Ipcc dovrebbe adottare un altro rapporto che si concentrerà invece sul rapporto tra cambiamenti climatici, oceani e ghiacciai. “Spero che queste relazioni possano servire a costruire un ponte tra le conoscenze scientifiche e coloro che possono svolgere un ruolo nell’implementazione di soluzioni: i responsabili politici, ma anche altre parti interessate nel mondo degli affari, della società civile e dei consumatori“, ha dichiarato Lee Hoesung, presidente dell’Ipcc. (Fonte: ADNKRONOS)

GRETA THUNBERG AI PARLAMENTARI FRANCESI: “ALLARMISTA? ECCO COSA DICE LA SCIENZA”

Greta Thunberg, ricevuta martedì scorso dall’Assemblea Nazionale di Parigi, continua a dividere e a far discutere e stavolta ad attaccarla è stata una parte del Parlamento francese: un deputato l’ha accusata di volere “una dittatura dell’emozione facendo credere che siamo alla fine del mondo”, un altro le ha detto: “Se vuoi cambiare il mondo, Greta, vai a scuola”, altri ancora l’hanno definita “Guru apocalittica” e “Nobel della paura”. La ragazzina non si è scomposta più di tanto e ha replicato: “Siamo diventati i cattivi a cui spetta dire cose non facili, perché nessuno osa o vuole farlo. Per questo riceviamo una marea di odio e minacce. Deputati e giornalisti ci prendono in giro, mentendo sul nostro conto. Dite che noi ragazzi esageriamo. Che siamo degli allarmisti. Non volete ascoltarci? Pazienza. Ma ascoltate gli scienziati. Per rispondere consiglio di leggere l’ultimo rapporto dell’Ipcc: contiene tutto ciò che affermiamo”. Il Rapporto Sr15 – che risale all’ottobre 2018 e che uno studio realizzato da un gruppo di lavoro formato da 91 esperti provenienti da 40 Paesi – era stato commissionato all’Ipcc durante la Cop 21 di Parigi del 2015 e le conclusioni erano state a dir poco allarmanti, in pratica: “Agire ora, o sarà la catastrofe climatica”. Ed è proprio partendo dai risultati emersi dal Rapporto dell’Ipcc che la Thunberg ha affermato: “Se entro il 2030 non facciamo nulla, saremo probabilmente in una posizione in cui avremo passato un punto di non ritorno e non saremo più in grado di fare retromarcia sui cambiamenti climatici.”

REPORT IPCC

REPORT IPCC 2018: SCENARIO DISASTROSO PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

ll Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), organismo internazionale incaricato di valutare le scienze legate ai cambiamenti climatici, istituito nel 1988 dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ha il principale obiettivo di fornire ai responsabili delle politiche valutazioni regolari, e basate sulla scienza, del cambiamento del clima: nel rapporto pubblicato quest’anno  “Global Warming of 1.5°C“, gli scienziati che ne fanno parte hanno disegnato un vero e proprio scenario disastroso, dove il Climate Change assumerà contorni e dimensioni che rischiano di avere effetti catastrofici sul clima, con conseguenze drammatiche sul versante ambientale, sociale ed economico per l’intero pianeta. Uno dei punti fondamentali e prioritari del “Global Warming of 1.5°C” è la necessità di decarbonizzare completamente le nostre economie, dal momento che dal Rapporto emerge che le emissioni mondiali di CO2. prodotte dall’uomo hanno raggiunto il loro massimo storico nel 2010. Le conseguenze di questo scenario spaventano, gli scienziati dell’IPCC che parlano di un significativo peggioramento per siccità, inondazioni, calore estremo e povertà per centinaia di milioni di persone. “Si tratta di uno dei report più importanti mai prodotti dall’IPCC, e senza dubbio uno dei più necessari“, ha affermato Hoesung Lee, a capo dell’ente, “il cambiamento climatico sta già impattando sulle persone, sui mezzi di sostentamento e sugli ecosistemi di tutto il mondo“. Senza una reale trasformazione nella società conseguire uno sviluppo sostenibile sarà estremamente difficile, se non impossibile. (Fonte: Carbonsink.it)

GRIDO D’ALLARME DELL’IPCC SUL CLIMATE CHANGE

Sembra che in pochi siano interessati a raggiungere l’obiettivo che era stato concordato nel 2015 a Parigi  e cioè quello di contenere l’aumento della temperatura globale, se è vero che, ad esempio in Inghilterra – secondo quanto denunciato dalla Bank of England – sono appena il 10% le banche britanniche che stanno programmando in modo adeguato azioni per mitigare i rischi per il loro business legati ai cambiamenti climatici. A conferma di ciò c’è un dato preoccupante: ad oggi l’obiettivo di Parigi è già fortemente a rischio: secondo l’IPCC – Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change)  nato allo scopo di studiare il riscaldamento globale – dall’inizio dell’era industriale le attività umane hanno provocato l’aumento della temperatura globale di 1°C. e dato ancor più allarmante, agli attuali ritmi – entro il 2030 – l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1,5 °C. Probabilmente a molti sembrerà una variazione minima, di cui non tener conto…in realtà gli effetti del cambiamento in atto stanno causando una serie di eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, oltre all’innalzamento del livello del mare e della spaventosa riduzione dei ghiacci marini artici. Il rapporto, stilato da esperti di 40 paesi diversi sarà un punto di partenza fondamentale per la Conferenza del clima dell’Onu il prossimo dicembre (Cop24), e sarà il riferimento per i governi nel rilanciare i propri piani di azione sul clima.