A MILANO TUTTO PRONTO PER IL FESTIVAL DELL’ENERGIA (13-15 GIUGNO)

Si svolgerà a Milano dal 13 al 15 giugno il Festival dell’Energia, la principale manifestazione nazionale del settore, arrivato alle sua dodicesima edizione. I più importanti player dell’energia discuteranno insieme a rappresentanti del mondo accademico e ai rappresentanti istituzionali sulle possibili soluzioni per favorire la transizione verso sistemi energetici sostenibili. Tanti i temi trattati, tra cui: mobilità elettrica e sostenibile; il gas tra geopolitica e transazione energetica; efficienza energetica; economia circolare; transazione energetica: le rinnovabili. Seguiremo con grande interesse i lavori e vi segnaliamo che sono ancora aperte le iscrizioni per partecipare all’evento (ingresso gratuito fino ad esaurimento posti). Per info: 02.2049838

ALLE 14 IL CONVEGNO ENERGIA 2030. IL FUTURO DEL SETTORE ENERGETICO IN ITALIA

Si terrà presso I’Auditorium Enea (Lungotevere Thaon Di Revel, 76 – Roma) il convegno “Energia 2030. Il futuro del settore energetico in Italia“.

Nei mesi scorsi grazie al Rapporto Comuni Rinnovabili 2019 di Legambiente (vedi pdf) abbiamo appreso che su tutto il territorio,ben 3.054 Comuni sono diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 50 per quelli termici, mentre sono 41 le realtà che sono già nel futuro, perché sono già rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie. “Un modello sempre più distribuito che rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo locale in chiave di sostenibilità ed economica circolare, capace di aprire nuove opportunità nelle nostre città e di ridurre importazioni di gas e carbone, oltre che la spesa energetica complessiva” avevano spiegato i dirigenti di Legambiente nel corso della presentazione del Rapporto. Appuntamento dunque alle 14 per il convegno ENERGIA 2030

Programma del convegno
14:00 – 14:20 Apertura dei lavori e presentazione del progetto Maurizio Urbani
14:20 – 14,40 Presentazione dei risultati Stefano Palumbo
14:40 – 15:40 Interventi dei Discussant
Luciano Barra (Ministero dello Sviluppo Economico) Dario Di Santo (Fire) Francesco Ferrante (Kyoto Club) Diego Gavagnin (consulente) Roberto Moneta (Gse) Aldo Pizzuto (Enea) Giovanni Battista Zorzoli (Coordinamento Free)
15:40 – 17:00 Interventi degli Esperti
Luca Bragoli (Erg) Alfredo Camponeschi (Enel) Gian Piero Celata (Enea) Franco Del Manso (Unione Petrolifera) Sergio Ferraris (QualEnergia) Fabrizio Fontanesi (Engineering) Remo Giulio Vaudano (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) Roberto Venafro (Edison)
17:00 – 18:00 Dibattito con il pubblico

RAPPORTO COMUNI RINNOVABILI 2019

 

ENERGIA DAI RIFIUTI: AL CENTROSUD MANCANO GLI IMPIANTI

In Italia nel 2017 si è ricavata dai rifiuti energia in grado di soddisfare il fabbisogno di 2,8 milioni di famiglie. Ma in Italia mancano gli impianti, e quelli esistenti sono quasi tutti al Nord, pochissimi al Centrosud. E’ quanto emerge dal “Rapporto sul recupero energetico da rifiuti in Italia” di Ispra (il centro studi del Ministero dell’Ambiente) e Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia). Il Rapporto evidenzia come nel 2017 erano operativi nel nostro Paese 55 impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani – 47 al Nord, 2 al Centro e 6 al Sud – che hanno trattato 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti, trasformandoli in fertilizzante compost e biometano. Nei prossimi anni saranno operativi altri 31 impianti. L’organico, con 6,6 milioni di tonnellate raccolte, rappresenta il 41,2% dei Rifiuti Urbani che entrano nel circuito della raccolta differenziata, con una crescita media annua dell’8%. Per quanto riguarda invece la digestione anaerobica dei fanghi di depurazione, nel 2017 erano operativi 87 impianti: 45 al Nord, 17 al Centro e 25 al Sud. Quanto agli inceneritori, nel 2017 erano invece operativi 39 impianti di incenerimento (attualmente ridotti a 37 per la chiusura di Colleferro e Ospedaletto), cosi’ dislocati: 26 al Nord, 7 al Centro e 6 al Sud. Dallo studio emerge inoltre che il 100% dell’energia prodotta dagli impianti di digestione anaerobica ed il 51% di quella prodotta dagli inceneritori è energia rinnovabile. Ma gli impianti sono ormai saturi e non si prevedono nuove aperture nei prossimi anni. “Senza impianti di digestione anaerobica e senza inceneritori non si chiude il ciclo dei rifiuti e non si potranno raggiungere i target UE. Il problema – spiega Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia – non è solo quantitativo, ma soprattutto geografico. Serve una strategia nazionale per definire i fabbisogni che operi un riequilibrio a livello territoriale, in modo da limitare il trasporto fra diverse Regioni e le esportazioni, abbattendo le emissioni di CO2″. L’Unione europea impone di scendere entro il 2035 sotto al 10% della spazzatura in discarica, mentre oggi in Italia siamo al 23%.“Per quanto riguarda invece il controllo delle emissioni in atmosfera – sottolinea Utilitalia – per diversi inceneritori i limiti applicati risultano più stringenti rispetto a quelli determinati dalla normativa vigente, soprattutto per quanto riguarda le polveri, gli ossidi di zolfo ed il monossido di carbonio

PRIMO PROVVEDIMENTO DA PRENDERE NEL SETTORE ENERGIA PER IL NUOVO GOVERNO

A pochi giorni dalla tornata elettorale e a poco meno di tre settimane dall’insediamento del nuovo Parlamento, ho provato a immedesimarmi nei panni del prossimo Premier per individuare quale provvedimento mettere all’ordine del giorno del primo Consiglio dei Ministri per quel che riguarda il settore dell’energia – rinnovabile e non – e dell’ambiente, argomenti molto poco dibattuti in campagna elettorale e completamente assenti dalle analisi post voto.
Riflettendo sull’articolo pubblicato dal Sole 24 ore del 6 marzo, ripostato sulla nostra pagina Facebook nei giorni successivi, relativo alla sentenza del Consiglio di Stato in materia di recupero di rifiuti, mi sono convinto che la cosa di cui l’Italia ha bisogno è innanzitutto la “competenza”. La competenza non è un dono di natura, ma è il frutto di studio, di lavoro e di esperienza, cresce con la capacità di ascoltare e di immedesimarsi nei bisogni e nelle idee degli altri, consente di scegliere all’interno del proprio staff le migliori risorse da mettere a disposizione e permette di ragionare in prospettiva e non per tornaconto immediato. Quindi la competenza è quella qualità che serve per dar seguito ad un progetto sapendo dove si vuole arrivare, ma sapendo cambiare strada, per correggere principalmente il percorso – e qualche volta anche l’obiettivo, se le situazioni al contorno cambiano inaspettatamente – tenendo ben presente le motivazioni alla base del percorso intrapreso.
Perché questa premessa? Perché l’Italia è oggi condizionata da leggi e da una burocrazia troppo spesso assolutamente “incompetente”, ovvero che (come dimostra la sentenza del Consiglio di Stato) perde di vista l’obiettivo del proprio agire, improvvisando provvedimenti miopi e inconcludenti. Beninteso, la critica in questo caso non è rivolta al Consiglio di Stato, che agisce secondo i dettami costituzionali e di legge, ma nei confronti dei legislatori che si sono susseguiti in questi anni e che non hanno saputo dare una visione univoca tra gli impegni assunti nel caso specifico (a livello comunitario), ad esempio nella raccolta differenziata e nel riciclo/riduzione dei rifiuti, con adeguate norme attuative per ottemperare a tali impegni. Una situazione per altri versi analoga a quella vissuta in questi anni sulle spalle dei produttori di energia rinnovabile che, sottoposti alle verifiche del GSE, hanno visto revocarsi i contributi e gli incentivi, con il fallimento delle stesse iniziative e quindi perdendo di vista l’obiettivo di produzione di energia rinnovabile, spesso per meri vizi formali dettati anche dalla complessità e dalla irragionevolezza normativa. Oppure a quei tanti imprenditori che hanno investito spesso ingenti patrimoni in una nuova iniziativa e che hanno visto le loro speranze abortire non per “carenza progettuale”, ma per inefficienza (e quindi incompetenza) degli Enti preposti a concedere le autorizzazioni che, pur di non esporsi a potenziali ricorsi o contestazioni, hanno preferito far scorrere il tempo dimostrando assoluto disinteresse e/o disprezzo sia per i soldi spesi, sia per le opportunità di sviluppo e di occupazione mancate.
E quindi cosa fare? Innanzitutto, aprire ai cittadini e alle imprese (e non solo alle associazioni di categoria) degli sportelli di dialogo con la Pubblica Amministrazione. Sportelli veri, concreti e, ribadisco, competenti dove esporre e analizzare i singoli casi spinosi (al limite aggregati per categoria), dando soluzioni “impegnative”. La politica DEVE ricominciare ad avere il coraggio di assumersi le responsabilità, di metterci la faccia, di affrontare la vita reale, non limitandosi a parlare nei talk show e nelle riunioni di gabinetto, ma guardando negli occhi chi – grande o piccolo allo stesso modo – vedrà la propria vita o quella della propria Azienda cambiare a seguito di un provvedimento sbagliato, incompleto o tardivo che sia.
Secondo, devono essere usate meglio le competenze che già esistono nel mondo della pubblica amministrazione e negli Enti di Stato: l’ENEA, il CNR, il MIUR possono essere un valido aiuto per risolvere molte delle problematiche che le Aziende hanno per comprendere e interpretare le norme, o per far comprendere le proprie esigenze a chi queste norme le scrive, e possono anche a supportare le Pubbliche Amministrazioni ad esaminare i progetti in tempi utili (tempi corti e certi, con scadenze che riflettano gli usi comunitari, in modo che i soldi erogati dalle banche pesino sui ricavi del progetto e non sui tempi morti pre-autorizzativi). Sempre come esempio basterebbe vedere come gli ultimi provvedimenti in termini di incentivazione all’efficienza energetica hanno completamente bloccato il mercato facendo crescere in maniera impropria e immotivata il prezzo dei TEE (Titoli di Efficienza Energetica): un semplice confronto con una qualsiasi ESCO o con la stessa ENEA avrebbe fatto capire ai legislatori che i provvedimenti adottati avrebbero condotto a questo risultato.
Infine è necessario un piano pluriennale per tutto il settore delle energie rinnovabili che, oltre alle nuove installazioni, passi anche attraverso la ricontrattazione volontaria degli incentivi esistenti, una sorta di “spalma-incentivi” su base assolutamente volontaria che premi (e non penalizzi come in passato) i produttori che vorranno aderire ad un piano personalizzato di revisione del proprio piano di incentivazione, al fine di ridurne il peso specifico in bolletta energetica.
Insomma poche idee, ma principalmente un requisito: la COMPETENZA. (Mario Gugliotta)

BOLLETTE ELETTRICHE: FACCIAMO CHIAREZZA

E’ apparsa ieri sulla stampa nazionale una notizia che ha indispettito molti consumatori. In sintesi sono apparsi titoli del tipo (Sole 24 ore): “Le bollette elettriche non pagate saranno a carico degli utenti”.
La notizia è parzialmente fuorviante, infatti il carico di 200 milioni di euro che sarà spalmato sulle bollette degli utenti non deriva dalla “morosità” dei Clienti, ma dal “fallimento” di alcune Aziende che vendevano energia sul libero mercato.
Il fallimento di queste società (tra tutte quella che ha fatto scalpore è stata la GALA SpA) ha portato al mancato pagamento degli oneri di rete ai Distributori locali: forse a molti ancora non sono chiari i ruoli nel mercato dell’energia oppure si cerca di attirare la curiosità del lettore mediante titoli ad effetto.
In ogni caso resta il fatto che i consumatori finali si dovranno sobbarcare un onere aggiuntivo dovuto a storture del mercato. (Mario Gugliotta)

ECOMONDO 2017

Anche l’edizione 2017 di Ecomondo e Key Energy, alla Fiera di Rimini, ha ribadito il suo ruolo di evento fondamentale per il settore Ambientale.
Per noi del variegato mondo dell’energia rinnovabile, l’ultimo giorno è stato catalizzato dalla notizia della presentazione ufficiale della SEN da parte del Premier Gentiloni, mentre chi sperava che durante la manifestazione venissero presentati i nuovi Decreti sul biometano e sulle FER 2017/2020 è purtroppo rimasto deluso. Tutto rimandato probabilmente a dicembre o gennaio.
In ogni caso, grande afflusso di pubblico e vivaci scambi di idee con gli operatori del settore nazionali e internazionali. L’energia, sia quella prodotta sia quella risparmiata, torna a fare notizia e il livello di fiducia degli investitori sembra tornare ai livelli pre-crisi.
Nel nostro piccolo Rimini è sempre un evento rigenerativo di nuovi entusiasmi.
E a conferma del successo di Ecomondo 2017, la Rimini Fiera Web Tv ha appena comunicato su twitter che “116.131 sono stati i visitatori (+10% rispetto al 2016), 1.200 le imprese presenti, 200 gli eventi e 11.000 i partecipanti ad essi in qualità di professionisti ed esperti.”

Lo stand GEA