CON LA BONIFICA DI 28 DISCARICHE, L’ITALIA RISPARMIA 11 MILIONI DI MULTA

28 discariche bonificate e 11 milioni di euro di multa risparmiati: è quanto dichiarato dal generale Giuseppe Vadalà, Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale, in occasione del convegno “Bonifica dei siti di discarica abusivi in procedura d’infrazione – analisi soluzioni e prospettive nazionali”. Ricordiamo che le funzioni del Commissario Straordinario sono quelle di assicurare la bonifica o la messa in sicurezza dei siti già sedi di discariche e che in Italia sono ben 80 quelle sotto procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, di cui appunto 28 quelle già bonificate. A seguito delle bonifiche effettuate, si è passati quindi a “soli” 21,200 milioni all’anno di multe  per le 52 discariche rimanenti (di cui una per rifiuti pericolosi) – contro i 32,400 totali inizialmente inflitti all’Italia dall’UE, con un risparmio annuo di 11,200 milioni sulla sanzione. Nei prossimi 24 mesi (2019-2020), ha aggiunto il generale Vadalà, si prevede di bonificare altri 40 siti apportando così un risparmio o abbattimento sulla sanzione annuale di 16 milioni di euro.

ALLARME DISCARICHE ABUSIVE: ANCORA TROPPE NON SANATE E IN MANO ALLA CRIMINALITA’

Dopo una prima condanna dell’Unione Europea all’Italia che risale addirittura al 2007 a causa della “reiterata e persistente” prassi di mancato rispetto degli obblighi derivanti dalle direttive europee e dopo la seconda del 2014 perché le discariche irregolari segnalate – comprese quelle già chiuse – non venivano disinquinate, rimangono ancora da sistemare 52 dei 200 siti denunciati all’epoca per irregolarità. Il Commissario straordinario, nominato dal precedente Governo per gestire questa emergenza, il Generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà conta di riportare la situazione nei limiti della legalità entro il 2022: “Non dobbiamo bonificare solo le discariche – ha dichiarato Vadalà – ma anche le nuove gare d’appalto dalla presenza della criminalità organizzata.” E che la mafia, la camorra e la ndrangheta siano interessate al traffico illecito dei rifiuti lo dimostra il fatto cheLegambiente dal 2002 al 2014 ha contato 19 inchieste giudiziarie con 150 ordinanze di custodia cautelare emesse, 550 persone denunciate e 105 aziende coinvolte.

Per approfondire l’argomento vi suggeriamo di leggere l’articolo uscito su La Stampa del 14 giugno.