IN CORSO L’ENERGY FORUM 2019

Si sta svolgendo a Castel San Pietro Terme (Bo), la seconda edizione di EY Energy Forum 2019. Due giorni di incontri, workshop e dialogo a cui parteciperanno i player impegnati nelle utilities e nell’oil&gas. Tante le “voci” presenti al Forum: dalle aziende che investono sulle energie pulite, installando pannelli solari, posizionando punti di ricarica per i veicoli elettrici nei parcheggi o riciclando i rifiuti, alle energie rinnovabili, fino all’intelligenza artificiale. E tanti gli argomenti trattati: energia circolare, efficienza energetica, decarbonizzazione, mobilità sostenibile, nuovi modelli di business, competenze e nuovi ruoli ridisegnati in chiave strategica grazie all’innovazione e alle tecnologie digitali. Nel corso della prima giornata del Forum sono emerse alcune criticità: ad esempio nel nostro Paese – stando alle rilevazioni della Commissione europea relative al 2017 -, il peso degli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D) nel settore energetico è stato pari al 0,02% del Pil. Non solo: in Italia – spiegano i dirigenti di EY – una barriera d’ingresso all’innovazione è purtroppo rappresentato dall’incertezza del quadro normativo italiano, in continua evoluzione per adeguarsi ai diktat comunitari che fissano parametri assai stringenti in materia di emissioni inquinanti (CO2) e di rinnovabili. E gli obiettivi europei da conseguire entro l’anno indicato sono: una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990), una quota almeno del 27% di energia rinnovabile e un miglioramento almeno del 27% dell’efficienza energetica. A questo proposito il Presidente di Snam Luca Dal Fabbro, in un’intervista rilasciata ad Affariitaliani.it ha dichiarato: “E’ il gas lo strumento migliore per la decarbonizzazione, perché non c’è un altro modo per convertire una centrale a carbone, e l’impatto economico e di inquinanti è senz’altro molto più ridotto rispetto ad altri fonti”. Secondo Dal Fabbro un ruolo importante nel futuro lo avrà l’idrogeno: “Crediamo che l’idrogeno possa essere un vettore energetico chiave. Stiamo facendo delle sperimentazioni che sono andate andando bene: l’idea è quella di usare sempre di più questa tecnologia per produrre energia pulita. L’idrogeno può essere prodotto dalle rinnovabili quando c’è una sovrabbondanza di energia che non viene consumata, l’idrogeno viene stoccato e utilizzato quando serve. Si tratta di una commodity energetica più sostenibile rispetto al petrolio e al carbone, quindi assolutamente da considerare in un programma di decarbonizzazione

ANCHE LA GERMANIA VERSO L’ADDIO AL CARBONE

Anche la Germania, il Paese europeo con il maggior consumo di carbone, si avvia verso la totale decarbonizzazione: un accordo in tal senso è stato raggiunto dalla Commissione tedesca sul carbone come ulteriore tentativo di frenare i cambiamenti climatici. C’è da precisare che il parere della Commissione non è vincolante, ma è anche vero che i membri della Commissione possono contare su un’ampia maggioranza parlamentare che li sostiene e che con ogni probabilità ratificherà l’accordo raggiunto. La Germania produce più di un terzo della sua elettricità bruciando carbone, generando così grandi quantità di gas serra che contribuiscono al riscaldamento globale. La proposta concordata dalla Commissione prevede un percorso di uscita dal carbone, con una data di scadenza prevista per il 2038. Critiche però le associazioni ambientaliste che si aspettavano un’eliminazione graduale prima, nel 2035:  “L’aver fissato questo passo al 2038 non permetterà alla stessa Germania o ad altri Stati europei di mettersi al riparo dai pericolosi impatti dei cambiamenti climatici, né di rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi” commenta Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International.

IL QUOTIDIANO THE GUARDIAN PUBBLICA UNA RICERCA: DECARBONIZZAZIONE A RILENTO

Secondo quanto pubblicato dal The Guardian i tentativi di limitare la crescita delle temperature stanno fallendo: è quanto emerge da uno studio del World Resources Institute che ha analizzato la situazione dei combustibili fossili, che producono gas serra e ha rilevato che, a fronte di centrali a carbone che sono state chiuse, nel rispetto degli obiettivi della campagna 2020, molte altre nuove sono state costruite. Il carbone, insomma, continua ad accrescere la propria quota di produzione di energia. ed è evidente che, in questo scenario, appare sempre più difficile arrivare a una drastica riduzione delle emissioni e che quindi gli obiettivi dell’Accordo di Parigi rimangono difficili da raggiungere.