GOVERNATORE BANKITALIA: I CAMBIAMENTI CLIMATICI METTONO A RISCHIO L’ECONOMIA

Ora non è più solo la piccola Greta, non sono più solo i ragazzi di Friday For Future o le varie associazioni ambientaliste a lanciare l’allarme sui rischi che possono provocare i cambiamenti climatici, ma è addirittura Ignazio Visco, il Governatore di Bankitalia, che durante il Festival dello Sviluppo Sostenibile ha avvisato che i cambiamenti climatici “pongono nuovi rischi per l’economia reale e per la stabilità del settore finanziario“. Tra i Paesi più esposti a questi rischi c’è l’Italia. Avverte infatti Visco che “Il progressivo aumento delle temperature potrebbe influire in modo permanente sulle capacità produttive del nostro paese. Gli effetti dei cambiamenti climatici sull’economia reale possono propagarsi al settore finanziario attraverso diversi canali. Nel nostro paese – ha spiegato il Governatore – oltre il 20% dei prestiti al settore produttivo viene erogato a residenti di aree ad elevato rischio alluvionale; il flusso di credito, inoltre, risulta correlato negativamente con l’esposizione al rischio, specialmente quando i debitori sono costituiti da piccole e medie imprese“. Sempre nel corso del suo intervento Ignazio Visco ha aggiunto: “La transizione verso un’economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio è necessaria se vogliamo limitare i rischi che i cambiamenti climatici pongono per il benessere dei cittadini” ed è per questo motivo che Visco annuncia una svolta green negli investimenti di Bankitalia : “La nuova metodologia comporta un significativo miglioramento dell’impatto ambientale dei nostri investimenti finanziari: le aziende incluse nel nuovo portafoglio si caratterizzano per un più basso grado di emissioni di gas serra (-23%) e minori consumi di energia e di acqua (del 30 e del 17%, rispettivamente)“, Per il momento tale strategia è applicata agli investimenti azionari, ha precisato ricordando che “è in corso di valutazione la possibilità di estenderla ad altre classi di attività, quali le obbligazioni societarie

CAMBIAMENTI CLIMATICI: LA MINACCIA CHE TUTTO IL MONDO TEME

Una breve, ma a nostro parere interessante notizia riportata dall’Ansa: secondo quanto emerso da una ricerca condotta dalla Pew Research Center in 26 nazioni, il climate change è la minaccia avvertita dal maggior numero di persone in Argentina, Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Germania, Grecia, Kenia, Messico, Regno Unito, Spagna, Svezia e Ungheria. In Italia il surriscaldamento terrestre preoccupa il 71% dei cittadini, mentre il timore più forte è nei confronti dell’Isis, indicato dall’80% del campione. Il terzo fattore di rischio più temuto dagli italiani è il programma nucleare della Corea del Nord (56%). Un italiano su due (50%) vede poi come una minaccia le condizioni dell’economia globale, il 45% gli attacchi informatici sferrati da altre nazioni. Il 33% teme il potere e l’influenza della Cina, il 22% dell’America e il 20% della Russia.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: NEL 2018 HANNO PROVOCATO DANNI PER 75 MILIARDI DI EURO

Ben 75 miliardi di euro di danni provocati dai primi 10 disastri climatici del 2018. Il calcolo arriva dall’ente britannico Christian Aid: . i disastri più costosi identificati dal rapporto sono stati gli uragani Florence e Michael, che hanno colpito gli Stati Uniti e parti dell’America centrale e dei Caraibi, causando danni stimati in 17 miliardi di dollari per Florence e in 15 miliardi di dollari per Michael. Gli altri grandi disastri presenti nel rapporto sono: la siccità in Europa costata 7,5 miliardi di dollari; la siccità in Argentina, costata 6 miliardi di dollari; le inondazioni in India che hanno ucciso circa 500 persone e ne hanno costretto oltre un milione ad abbandonare le proprie case; le inondazioni in Giappone che hanno ucciso almeno 230 persone – costando 7 miliardi di dollari – a cui hanno fatto seguito un caldo record e il tifone Jebi (la più potente tempesta che abbia colpito il Paese negli ultimi 25 anni); il tifone Mangkhut nelle Filippine e in Cina, che ha ucciso 133 persone e distrutto 10.000 case; la siccità a Città del Capo, in Sudafrica e i violenti incendi in California, tra i quali il Camp Fire di novembre, che è stato il più distruttivo di sempre e che ha ucciso almeno 85 persone. Anche il nostro Paese non è stato esente da danni a persone e cose: secondo Legambiente in Italia ci sono state 32 le vittime e 148 eventi estremi, in particolare: 66 allagamenti da piogge intense; 41 forti trombe d’aria e 20 esondazioni fluviali. “L’adattamento al clima rappresenta la grande sfida del tempo in cui viviamo – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente –. Purtroppo dalla COP24 appena conclusa a Katowice non è uscita quella chiara e forte risposta all’urgenza della crisi climatica che ci si aspettava dai Governi dopo il grido di allarme lanciato con l’ultimo rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). La nostra ricerca rende evidente la diffusione e la dimensione degli impatti dei fenomeni meteorologici estremi nel territorio italiano, resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio.  Non esistono più alibi o scuse per rimanere fermi – conclude Zanchini – perché disponiamo di competenze tecnologie per aiutare i territori e le città ad adattarsi ai cambiamenti climatici e mettere in sicurezza le persone.”

GLI EVENTI ESTREMI DETERMINATI DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Si parla spesso di cambiamenti climatici e degli effetti, spesso devastanti che hanno prodotto e che producono. A spiegarli nel dettaglio ci ha pensato l’AMS (American Meteorological Society) che nel suo Bollettino ha pubblicato il  Rapporto “Spiegare gli eventi estremi da una prospettiva climatica” dove sono stati identificati i 15 eventi estremi dell’anno scorso che il riscaldamento globale ha “reso più probabili”, e che in alcuni casi “sarebbero stati virtualmente impossibili senza il cambiamento climatico”: nell’Europa mediterranea, ad esempio, il climate change ha triplicato, rispetto al 1950, le probabilità del verificarsi di ondate di calore intense come quelle del 2017. Oppure le intense ondate marine al largo dell’Australia nel 2017 e 2018 che sarebbero state “virtualmente impossibili” senza il cambiamento climatico. O anche gli incendi australiani e le inondazione dell’Uruguay. Nella Cina centro-orientale il caldo record dell’anno scorso un tempo era raro, mentre ora ha una cadenza quinquennale.
Nelle Grandi pianure settentrionali degli Stati Uniti la siccità è una volta e mezza più probabile e le piogge estreme sono due volte più probabili in Bangladesh e nella Cina sud-orientale, e 1,5 volte più probabili in Perù. Insomma l’ennesimo monito che viene lanciato ai Governanti del mondo riuniti in questi giorni a Katowice per Cop24 (Fonte: ANSA)

COP24: 20 ANNI PER SALVARE IL PIANETA DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Tocca ad  Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite dare il via ai lavori di COP24 a Katowice e lo fa con un discorso durissimo: “Anche se assistiamo a devastanti impatti climatici che causano il caos in tutto il mondo, non stiamo ancora facendo abbastanza…Il cambiamento climatico è più veloce di noi e dobbiamo recuperare il ritardo prima che sia troppo tardi. Già oggi per molte persone e Paesi, è una questione di vita o di morte”. Gli fa eco Gebru Jember Endalew, Presidente delle delegazioni dei Paesi meno sviluppati (Ldc): “Siamo i meno responsabili del cambiamento climatico, ma anche i più vulnerabili alle sue conseguenze”. Soltanto pochi giorni fa l’agenzia meteo dell’Onu, la World meteorological organization (Wmo), ha affermato che la temperatura media globale per il 2018 dovrebbe essere la quarta più alta mai registrata. Un altro dato che dovrebbe far riflettere è quello che arriva  dall’Organizzazione mondiale della Sanità, secondo la quale il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi ridurrebbe l’inquinamento atmosferico, salvando oltre un milione di vite umane all’anno entro il 2030, ma questo non sembra interessare il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che nei giorni scorsi ha confermato l’intenzione di uscire dall’Accordo di Parigi. “20 anni, per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori” ha confermato il Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Walter Ricciardi sottolineando che “già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno”.  “Lo stato di salute del Pianeta ci impone il massimo sforzo e anche di fare presto. Faremo di tutto per innalzare l’ambizione dell’Italia e per trainare gli altri Paesi” ha dichiarato il ministro Sergio Costa, presente ai lavori in rappresentanza del Governo italiano. Nei prossimi giorni capiremo se il grido di allarme che si alza da più parti circa lo stato di salute del nostro Pianeta porterà o meno all’adozione di un pacchetto di misure a garanzia della corretta attuazione dell’accordo di Parigi

GRIDO D’ALLARME DELL’IPCC SUL CLIMATE CHANGE

Sembra che in pochi siano interessati a raggiungere l’obiettivo che era stato concordato nel 2015 a Parigi  e cioè quello di contenere l’aumento della temperatura globale, se è vero che, ad esempio in Inghilterra – secondo quanto denunciato dalla Bank of England – sono appena il 10% le banche britanniche che stanno programmando in modo adeguato azioni per mitigare i rischi per il loro business legati ai cambiamenti climatici. A conferma di ciò c’è un dato preoccupante: ad oggi l’obiettivo di Parigi è già fortemente a rischio: secondo l’IPCC – Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change)  nato allo scopo di studiare il riscaldamento globale – dall’inizio dell’era industriale le attività umane hanno provocato l’aumento della temperatura globale di 1°C. e dato ancor più allarmante, agli attuali ritmi – entro il 2030 – l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1,5 °C. Probabilmente a molti sembrerà una variazione minima, di cui non tener conto…in realtà gli effetti del cambiamento in atto stanno causando una serie di eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, oltre all’innalzamento del livello del mare e della spaventosa riduzione dei ghiacci marini artici. Il rapporto, stilato da esperti di 40 paesi diversi sarà un punto di partenza fondamentale per la Conferenza del clima dell’Onu il prossimo dicembre (Cop24), e sarà il riferimento per i governi nel rilanciare i propri piani di azione sul clima.

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO: LA CIVILTA’ VUOLE ENERGIA, ENERGIA NON ANNULLI CIVILTA’

Duro monito di Papa Francesco ai dirigenti delle principali imprese del settore petrolifero e dell’energia durante l’udienza in Vaticano: “Gli effetti del cambiamento climatico non sono distribuiti in modo uniforme.
Sono i poveri a soffrire maggiormente delle devastazioni del riscaldamento globale, con le crescenti perturbazioni in campo agricolo, l’insicurezza della disponibilità d’acqua e l’esposizione a gravi eventi meteorologici….La transizione verso l’energia accessibile e pulita è una responsabilità che abbiamo verso milioni di nostri fratelli e sorelle nel mondo, verso i Paesi poveri e verso le generazioni che verranno….Le emissioni di CO2 dovute ai gas-serra sono sempre molto alte. Questo è piuttosto inquietante e preoccupante: ecco perché c’è bisogno di discutere insieme – industriali, investitori, ricercatori e utenti – riguardo alla transizione e ricerca di alternative. La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!”.