Soluzioni semplici per il processo di decarbonizzazione, ma è in ritardo anche la normativa per piantare alberi

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La buona notizia è che la Commissione europea intende piantare da qui al 2030 tre miliardi di alberi. La cattiva è che non sa come fare. Un paradosso che si ripete sempre più spesso, e non solo nei palazzi di Bruxelles, quando i progetti ambiziosi di sviluppo sostenibile si scontrano con la dura realtà di interessi contrapposti e legislazioni nazionali incoerenti.

A far emergere la contraddizione è stata una organizzazione non governativa entrata in possesso di una documento riservato della Commissione. Il testo della bozza, dal titolo “Strategia europea per la biodiversità 2030, riportiamo la natura nelle nostre vite”, enuncia gli obbiettivi di protezione dell’ambiente per il prossimo decennio: piantare tre miliardi di alberi, mettere in sicurezza le foreste primigenie ancora intatte, fare in modo che un terzo del territorio del Vecchio Continente sia riserva naturale (un traguardo clamoroso, visto che oggi lo sono il 26% del suolo e l’11% delle acque).

Nello stesso documento però gli esperti della Commissione ammettono che la protezione della biodiversità da parte dell’Unione Europea fino a questo momento “sia stata incompleta e la legislazione per applicarla insufficiente”. E in effetti, se gli obiettivi svelati dalla ong hanno ricevuto il plauso di associazioni ambientaliste e scienziati, questi ultimi hanno però sottolineato come sia assente una vera strategia per portarli a compimento. Inoltre il piano non sarebbe stato concordato con i singoli governi nazionali, facendo aumentare le probabilità di fallimento di tutta l’operazione.

Poche ore dopo la diffusione non autorizzata, il rapporto è stato tuttavia diffuso pubblicamente dalla Commissione europea, che lo ha presentato come un pilastro fondamentale del Green Deal, la strategia per la eliminazione delle emissioni di gas serra entro il 2050. E se è vero che non individua gli strumenti operativi con cui raggiungere lo scopo, si deve comunque ammettere che le ambizioni “ambientaliste” sono certamente superiori a quelle delle altre potenze, dalla Cina agli Usa, passando per la Russia.

Oltre a piantare tre miliardi di alberi, ci si propone di “ripristinare ecosistemi degradati in tutta l’Unione europea, riducendo le pressioni sulla biodiversità; ripristinare almeno 25.000 chilometri di fiumi a flusso libero; arrestare e invertire il declino degli uccelli e degli insetti nelle zone agricole, in particolare degli impollinatori; ridurre l’uso complessivo dei pesticidi chimici e ridurre del 50% l’uso di quelli più pericolosi; gestire almeno il 25% dei terreni agricoli in agricoltura biologica e migliorare in modo significativo l’adozione di pratiche agro-ecologiche; ridurre l’uso di fertilizzanti di almeno il 20%”.

Ma per fare tutto questo occorre “un nuovo quadro giuridico per il ripristino della natura, con obiettivi vincolanti per ripristinare gli ecosistemi danneggiati”. E forse, più del denaro necessario, sarà quello legislativo il vero terreno di scontro. (Fonte: La Repubblica)