ROGHI DI RIFIUTI A ROMA: PER IL MINISTRO COSTA E’ UN ATTACCO AL SISTEMA

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Ciò che è avvenuto è sospetto perché potrebbe mettere in ginocchio Roma. Questo è un attacco al sistema“, così il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato l’incendio che si è sviluppato domenica scorsa a Rocca Cencia nell’unico impianto di trattamento rimasto all’Ama (l’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti a Roma), rendendolo inservibile per metà. In un’intervista rilasciata a Il Messaggero il Ministro ha aggiunto: “Quando a luglio ho chiesto e ho ottenuto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che i siti di stoccaggio dei rifiuti fossero inseriti all’interno dei siti sensibili, avevo sottolineato che era in atto un’aggressione all’impiantistica in tutta Italia.” Rispondendo al giornalista de Il Messaggero che gli chiedeva conto dei tanti incendi scoppiati all’interno di impianti di rifiuti, Sergio Costa ha dichiarato: “Il settore dei rifiuti è da sempre il più redditizio per le mafie; il sistema del riciclo non offre ancora alternative commerciali tali da rendere i rifiuti da riciclare dei beni economicamente preziosi; fino a poco tempo fa la Cina acquistava questi materiali da avviare al riciclo, soprattutto plastica. Da un paio di anni non avviene più, le piattaforme sono sature. Ed è per questo che sto spingendo al massimo sull’economia circolare: quei materiali devono poter avere uno sbocco economico e di mercato, per essere trattati come materia prima seconda ed essere riutilizzati. Dare loro un valore economico aiuterà a preservarli. Nel frattempo va aumentata l’attenzione verso questi impianti. In ogni parte d’Italia. Chiedo ai prefetti di alzare il livello di attenzione sull’argomento. Organizzare i piani coordinati di controllo del territorio definiti nell’ambito del comitato provinciale dell’ordine pubblico e sicurezza sarebbe già un forte segnale in tutto il Paese“, La preoccupazione del Ministro è comprensibile,dal momento che i dati sul traffico illecito di rifiuti e sui reati ad esso connesso sono veramente allarmanti: dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, spiccano le 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali nel 2017 (139,5% in più rispetto al 2016)Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24% e, a completare il quadro, un fatturato dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi, con una crescita del 9,4% rispetto all’anno precedente; in aumento – sempre secondo il Rapporto di Legambiente – anche le tonnellate di rifiuti sequestrate dalle forze dell’ordine nel periodo che va dal 1 gennaio 2017 al 31 maggio 2018 – nell’ambito di 54 inchieste (in cui è stato possibile ottenere il dato) – sono state più di 4,5 milioni di tonnellate. Da ultimo ricordiamo che proprio in questi giorni – per la precisione il 20 marzo – si è celebrato l’anniversario dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin che stavano indagando su un traffico di rifiuti tra Italia e Somalia. “La lotta agli eco criminali  – dichiara il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani – deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente.”