PROGRAMMI ELETTORALI: TANTE PROMESSE, MA POI…???

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Dopo aver letto i programmi elettorali delle principali forze politiche nazionali sul tema energia e ambiente, possiamo dire che tutti più o meno sono incentrati sulle stesse promesse che, essendo proiettate su un arco temporale di medio o lungo termine, rimarranno tali.
La moda tipicamente italiana di proclamare obiettivi fantasmagorici – ma il più delle volte tra venti o trenta anni o comunque ben oltre i limiti di una legislatura – fa perdere di vista la realtà delle cose e i risultati che si potrebbero raggiungere con semplici aggiustamenti normativi. Spesso, nell’evolversi nel tempo delle normative sugli incentivi alle fonti rinnovabili mi sono chiesto quale ratio ci fosse dietro alcune norme a dir poco contorte o inconsapevolmente penalizzanti (o eccessivamente premianti).

Parto quindi da una semplice domanda: perché si dovrebbero incentivare le fonti rinnovabili?
Provo a dare delle risposte:
1) Perché si riducono le emissioni di gas climalteranti!
E’ vero ma si deve anche considerare l’impatto ambientale più generale, l’Italia è piena di comitati contro gli impianti eolici (impatto visivo), impianti idroelettrici (modifica del flusso vitale dei fiumi), fotovoltaici a terra (occupazione di suolo), biogas (cattivi odori), termovalorizzatori (polveri sottili), etc., qual è quindi il bene supremo da tutelare?
2) Perché si riduce la bilancia dei pagamenti verso l’estero e la dipendenza geopolitica dalle fonti fossili!
Sì ma oggi, con 12 MLD di € di incentivi che gravano sulla bolletta elettrica dei cittadini, si stanno arricchendo grandi player e fondi di investimento, spesso non italiani, facendo pagare ai cittadini l’energia elettrica ai prezzi tra i più alti d’Europa
3) Perché bisogna incentivare la produzione diffusa e l’autoconsumo di energia, per andare verso una rete intelligente fatta di piccoli e medi produttori/consumatori indipendenti!
È vero ma ciò provoca uno squilibrio sulla rete elettrica che non è ancora strutturata per accogliere produzioni non programmabili (grande eolico in primis) e i cui costi ricadono sui consumatori.

Fare chiarezza su quale sia l’obiettivo primario da perseguire, senza ripensamenti, è certamente dunque la cosa più urgente da fare a livello normativo.
Andrebbe inoltre subito varata una nuova forma di incentivazione, anche non economica – ovvero che non preveda contributi diretti – che sia stimolante per le iniziative volte all’efficientamento del parco impianti esistenti, senza inutili e limitanti vincoli formali, e all’aumento dell’energia producibile a parità di impatto ambientale e di contributo storico erogato (incentivo). In questo modo si ridurrebbe l’uso di territorio andando a sfruttare al meglio aree già infrastrutturate.

Un altro aspetto importante è quello dell’apertura al confronto con politici e tecnici pubblici, con scadenzario certo e non differibile, per dare risposte chiare e veloci a chi intenda investire in questo settore non facendo aspettare per anni l’arrivo di pareri e/o autorizzazioni e senza necessariamente dover passare attraverso associazioni di categoria che non sempre rispecchiano gli interessi dei piccoli e medi produttori.

Infine devono essere favorite tutte quelle iniziative di autoproduzione di energia e di risanamento ambientale connesse alla produzione di energia rinnovabile (tetti fotovoltaici e minieolico, gas da discarica o biogas da rifiuti e sottoprodotti, idroelettrico in condotta, etc.), il cui beneficio ambientale va ben oltre il semplice conteggio dei chilowattora prodotti.

Il 7 febbraio è circolata la notizia che il Ministero dello Sviluppo Economico starebbe per completare la messa a punto dei due decreti per l’incentivazione delle FER.
Le campagne elettorali non devono essere giustificazioni per rinviare l’emanazione di norme vitali per l’economia e la salute pubblica. (Mario Gugliotta)

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