PRIMO PROVVEDIMENTO DA PRENDERE NEL SETTORE ENERGIA PER IL NUOVO GOVERNO

148 Views

A pochi giorni dalla tornata elettorale e a poco meno di tre settimane dall’insediamento del nuovo Parlamento, ho provato a immedesimarmi nei panni del prossimo Premier per individuare quale provvedimento mettere all’ordine del giorno del primo Consiglio dei Ministri per quel che riguarda il settore dell’energia – rinnovabile e non – e dell’ambiente, argomenti molto poco dibattuti in campagna elettorale e completamente assenti dalle analisi post voto.
Riflettendo sull’articolo pubblicato dal Sole 24 ore del 6 marzo, ripostato sulla nostra pagina Facebook nei giorni successivi, relativo alla sentenza del Consiglio di Stato in materia di recupero di rifiuti, mi sono convinto che la cosa di cui l’Italia ha bisogno è innanzitutto la “competenza”. La competenza non è un dono di natura, ma è il frutto di studio, di lavoro e di esperienza, cresce con la capacità di ascoltare e di immedesimarsi nei bisogni e nelle idee degli altri, consente di scegliere all’interno del proprio staff le migliori risorse da mettere a disposizione e permette di ragionare in prospettiva e non per tornaconto immediato. Quindi la competenza è quella qualità che serve per dar seguito ad un progetto sapendo dove si vuole arrivare, ma sapendo cambiare strada, per correggere principalmente il percorso – e qualche volta anche l’obiettivo, se le situazioni al contorno cambiano inaspettatamente – tenendo ben presente le motivazioni alla base del percorso intrapreso.
Perché questa premessa? Perché l’Italia è oggi condizionata da leggi e da una burocrazia troppo spesso assolutamente “incompetente”, ovvero che (come dimostra la sentenza del Consiglio di Stato) perde di vista l’obiettivo del proprio agire, improvvisando provvedimenti miopi e inconcludenti. Beninteso, la critica in questo caso non è rivolta al Consiglio di Stato, che agisce secondo i dettami costituzionali e di legge, ma nei confronti dei legislatori che si sono susseguiti in questi anni e che non hanno saputo dare una visione univoca tra gli impegni assunti nel caso specifico (a livello comunitario), ad esempio nella raccolta differenziata e nel riciclo/riduzione dei rifiuti, con adeguate norme attuative per ottemperare a tali impegni. Una situazione per altri versi analoga a quella vissuta in questi anni sulle spalle dei produttori di energia rinnovabile che, sottoposti alle verifiche del GSE, hanno visto revocarsi i contributi e gli incentivi, con il fallimento delle stesse iniziative e quindi perdendo di vista l’obiettivo di produzione di energia rinnovabile, spesso per meri vizi formali dettati anche dalla complessità e dalla irragionevolezza normativa. Oppure a quei tanti imprenditori che hanno investito spesso ingenti patrimoni in una nuova iniziativa e che hanno visto le loro speranze abortire non per “carenza progettuale”, ma per inefficienza (e quindi incompetenza) degli Enti preposti a concedere le autorizzazioni che, pur di non esporsi a potenziali ricorsi o contestazioni, hanno preferito far scorrere il tempo dimostrando assoluto disinteresse e/o disprezzo sia per i soldi spesi, sia per le opportunità di sviluppo e di occupazione mancate.
E quindi cosa fare? Innanzitutto, aprire ai cittadini e alle imprese (e non solo alle associazioni di categoria) degli sportelli di dialogo con la Pubblica Amministrazione. Sportelli veri, concreti e, ribadisco, competenti dove esporre e analizzare i singoli casi spinosi (al limite aggregati per categoria), dando soluzioni “impegnative”. La politica DEVE ricominciare ad avere il coraggio di assumersi le responsabilità, di metterci la faccia, di affrontare la vita reale, non limitandosi a parlare nei talk show e nelle riunioni di gabinetto, ma guardando negli occhi chi – grande o piccolo allo stesso modo – vedrà la propria vita o quella della propria Azienda cambiare a seguito di un provvedimento sbagliato, incompleto o tardivo che sia.
Secondo, devono essere usate meglio le competenze che già esistono nel mondo della pubblica amministrazione e negli Enti di Stato: l’ENEA, il CNR, il MIUR possono essere un valido aiuto per risolvere molte delle problematiche che le Aziende hanno per comprendere e interpretare le norme, o per far comprendere le proprie esigenze a chi queste norme le scrive, e possono anche a supportare le Pubbliche Amministrazioni ad esaminare i progetti in tempi utili (tempi corti e certi, con scadenze che riflettano gli usi comunitari, in modo che i soldi erogati dalle banche pesino sui ricavi del progetto e non sui tempi morti pre-autorizzativi). Sempre come esempio basterebbe vedere come gli ultimi provvedimenti in termini di incentivazione all’efficienza energetica hanno completamente bloccato il mercato facendo crescere in maniera impropria e immotivata il prezzo dei TEE (Titoli di Efficienza Energetica): un semplice confronto con una qualsiasi ESCO o con la stessa ENEA avrebbe fatto capire ai legislatori che i provvedimenti adottati avrebbero condotto a questo risultato.
Infine è necessario un piano pluriennale per tutto il settore delle energie rinnovabili che, oltre alle nuove installazioni, passi anche attraverso la ricontrattazione volontaria degli incentivi esistenti, una sorta di “spalma-incentivi” su base assolutamente volontaria che premi (e non penalizzi come in passato) i produttori che vorranno aderire ad un piano personalizzato di revisione del proprio piano di incentivazione, al fine di ridurne il peso specifico in bolletta energetica.
Insomma poche idee, ma principalmente un requisito: la COMPETENZA. (Mario Gugliotta)

No comments