Oltre il 70% dell’energia rinnovabile prodotta nel mondo è ad opera dei produttori indipendenti

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Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili continuano segnare nuovi record eppure la decarbonizzazione globale è ancora troppo lenta. Nonostante i continui appelli del mondo scientifico e l’ondata di proteste dei movimenti ambientalisti, le utility energetiche mondiali stanno affrontando la transizione ecologica con estrema calma. Secondo un nuovo studio dell’Università di Oxford, infatti, solo una piccolissima fetta di queste aziende sta dando priorità alle green energy. E anche fra coloro che mostrano una preferenza per l’energia pulita, dire addio definitivamente alle fonti più sporche ed inquinanti appare un’impresa ardua.

Secondo il report, pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Nature Energy, tra il 2001 e il 2018, solo il 10 per cento delle oltre 3.000 utility energetiche mondiali valutate ha privilegiato le fonti rinnovabilirispetto le fossili. In termini di nuova capacità ciò ha rappresentato circa 55 gigawatt installati, in gran parte impianti eolici. Nello stesso periodo il 14 per cento delle aziende energetiche pubbliche ha spinto invece su carbone e gas naturale rispetto alle energie rinnovabili. Il resto ha mantenuto essenzialmente lo status quo, senza mostrare nessun cambiamento netto.

Per Galina Alova, ricercatrice dell’Università di Oxford e autrice dello studio, questi progressi non possono essere considerati sufficienti. “Non si tratta solo di aggiungere energie rinnovabili al sistema, ma anche di sbarazzarsi dei combustibili fossili o, come minimo, non continuare a farli crescere”.

Secondo il report, a fine 2018, le utility energetiche possedevano solo il 18% degli asset rinnovabili globali (come i parchi eolici e solari), rispetto al 75% detenuto dai produttori indipendenti di energia. E sono stati proprio quest’ultimi ad aver fatto crescere la potenza verde nel mondo, approfittando prima degli incentivi e oggi dei contratti di vendita a lungo termine.

“Questa ricerca evidenzia un preoccupante divario tra ciò che è necessario per fermare il riscaldamento globale e le azioni intraprese dal settore dei servizi pubblici”, ha affermato Alova. “Sebbene vi siano stati alcuni esempi di alto profilo di singole aziende elettriche che hanno investito nelle energie rinnovabili, questo studio mostra che nel complesso il settore sta muovendosi troppo lentamente o addirittura per nulla”. (Fonte: Rinnovabili.it)