La tutela dell’ambiente diviene arma di scambio nei rapporti bilaterali tra Europa e Sud America

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Servono passi avanti su ambiente e aspetti sanitari. Senza modifiche l’accordo UE-Mercosur resterà in un limbo. Perché la Francia “non firmerà questo accordo”, ha ribadito il ministro per il Commercio estero d’Oltralpe, Franck Riesterall’agenzia Afp. Un’opposizione che scrive la parola fine all’idea accarezzata dalla presidenza portoghese di turno, di riuscire a sbloccare i negoziati e procedere in fretta verso la firma del trattato commerciale.

“Non è ritirandoci” che si riuscirà a risolvere i nodi ancora in ballo, sottolinea Riester, “ma non ci accontenteremo di una dichiarazione politica sugli impegni ambientali provenienti dai quattro Paesi interessati ”. Parigi punta quindi a ottenere cambiamenti sostanziali nel testo dell’accordo, che permettano alle parti di verificare gli impegni presi. In questo modo Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay sarebbero costretti a fare i conti con un trattato internazionale che li vincola a standard ambientali che, talvolta, sono più alti e stringenti di quelli in vigore nelle rispettive legislazioni nazionali.

Riester ha poi chiarito che i 20 anni passati a negoziare il testo a cui si è arrivati ogginon sono una giustificazione sufficiente per sorvolare su aspetti cruciali come la tutela dell’ambiente e del clima. Il ministro francese ha attaccato nuovamente il Brasile e le politiche del suo presidente Bolsonaro, sottolineando che lo scorso dicembre ha presentato degli obiettivi climatici ancora meno ambiziosi dei precedenti. Quanto valgono le promesse sull’ambiente di chi si comporta così?, questa la conclusione del ragionamento che Riester ha lasciato sottintesa.

“Se il Brasile cambiasse posizione durante la COP26 andrebbe nella giusta direzione, ma sarebbero richiesti anche elementi tangibili di verifica”, ha aggiunto. Non basta quindi qualche ravvedimento su altri tavoli internazionali: è il testo dell’accordo UE-Mercosur a dover cambiare. A cosa punta Parigi? I francesi chiedono uno “strumento giuridico che consente di verificare che ogni importazione non abbia alcun impatto negativo sulla deforestazione”. In pratica una richiesta irricevibile per Bolsonaro, che su questo punto ha già ingaggiato da mesi una battaglia con la Francia.

Nel luglio del 2019, dopo due decenni di dispute, è stato concordato un accordo commerciale di libero scambio tra l’UE e i paesi del Mercosur. Le due regioni si impegnano a favorire il commercio internazionale basato su regole in grado di offrire alle imprese europee un netto vantaggio in un mercato dall’enorme potenziale economico. La firma è bloccata da allora dalle richieste di alcuni paesi europei, Francia in testa, di più garanzie su clima e ambiente.

Il tema della deforestazione è uno dei punti più rilevanti della diatriba. L’UE ha accusato a più riprese il Brasile di non fare abbastanza per fermare la devastazione della foresta amazzonica. Ciò non ha impedito ad alcuni singoli paesi di premere affinché l’accordo fosse firmato anche senza maggiori tutele nel testo. Nel novembre scorso è trapelata una lettera alla Commissione che chiedeva esattamente questo. Anche l’Italia era tra i firmatari con il sottosegretario al Commercio Ivan Scalfarotto.

(Fonte: Rinnovabili.it)