La transizione energetica non sarà indolore, l’incremento del costo delle materie prime fa schizzare in alto i prezzi di energia elettrica e metano

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(Fonte: startmag, Alberto Clò, 11/07/2021) Della possibilità che i prezzi energetici dovessero crescere e non di poco ne avevamo trattato ampiamente su questo Blog. Smentendo chi pervicacemente continua ad insistere che la tendenza sarebbe stata declinante: per le virtù delle rinnovabili, favorite dal calo dei costi (sino all’impennata di quelli dei materiali critici) ma soprattutto per le virtù ancor più salvifiche della transizione energetica.

Abbiamo sempre sostenuto invece, che essa aumenterà di molto i costi/prezzi dell’energia, specie se si introdurrà – per il godimento degli economisti – un carbon price sino a tre cifre. Più si vorranno conseguire le finalità fissate a Parigi, più i prezzi dovranno necessariamente aumentare, al di là dei corsi all’origine delle materie prime.

Con implicazioni di carattere sociale: la vera barriera alla transizione. Scrivemmo a suo tempo – spiace citarsi addosso – che la campana dei gilet gialli suonava anche per noi. Ma nessuno la ascoltò.

Ebbene, alla fine si sono trovati costretti a farlo. Di fronte all’ennesima prevista impennata dei prezzi finali di elettricità (+20%!, “per il forte aumento delle quotazioni delle materie prime (…) nonché la decisa crescita dei prezzi dei permessi di emissione di CO2” come si legge nel comunicato di Arera), il Governo, con decisione assunta dal Consiglio dei Ministri, è intervenuto modificandone i criteri di calcolo, creando un fondo da oltre 1 miliardo di euro per ridurre gli oneri di sistema: la voce più importante della nostra bolletta elettrica (la parte energia pesava sinora per appena il 32%!).

Con questo intervento che attenua il ruolo del regolatore, l’aumento sarà intorno alla metà di quanto altrimenti previsto (9,9%). La spesa per una famiglia tipo aumenterà del 12% (tra ottobre 2021 e settembre 2021) rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.

Nessun intervento correttivo ha assunto invece il Governo nel caso del metano i cui prezzi, sempre nel terzo trimestre dell’anno, sono aumentate di ben il 15,3%.

Morale: la si chiami come si vuole, la si strutturi tecnicamente come si vuole, ma la sostanza non cambia: si sta tornando ai prezzi politici di non gloriosa memoria degli anni Settanta-Ottanta, sostenuti a spada tratta da sindacati e partiti politici restii a pagarne uno scotto elettorale. Ieri e temo oggi.

Di mercato, comunque, si parlerà sempre meno, mentre i prezzi liberi svaniranno nella nebbia degli interventi pubblici, con la prevedibile ennesima proroga di quelli tutelati.

COSA FARÀ IL GOVERNO

La domanda allora diviene: che farà il Governo se la pressione dei prezzi continuerà a galoppare. Aumenterà questo fondo? E chi eventualmente ne beneficerà? I soli consumatori di elettricità o anche quelli di metano o anche gli automobilisti (che usano l’auto per necessità)?