La spinta verso la decarbonizzazione frena l’esplorazione di nuovi giacimenti di idrocarburi

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Gli investimenti in nuovi progetti di petrolio e gas lo scorso anno sono scesi al livello più basso degli ultimi 15 anni, a quota 350 miliardi di dollari. Mentre il mondo continua la sua battaglia contro il Covid-19 e mentre l’industria energetica guarda sempre più alla diversificazione al di fuori del suo core business, ciò che è in dubbio, è quanto – se succederà – gli investimenti in nuovi progetti upstream torneranno ai livelli pre-pandemici.

PER WOODMAC 26 NUOVI PROGETTI CONVENZIONALI IN FID NEL CORSO DEL 2021

Questo non vuol dire che non vi sia alcun segno di ripresa degli investimenti. Secondo Wood Mackenzie ci sono un totale di 26 nuovi progetti nel petrolio e nel gas convenzionali che potrebbero arrivare alla decisione finale di investimento quest’anno. Questi progetti, hanno detto gli analisti di Wood Mac, richiederebbero circa 110 miliardi di dollari di investimenti per sbloccare circa 27 miliardi di barili di petrolio equivalente nelle riserve.

IL 50 PER CENTO DELLE RISERVE DA SFRUTTARE SONO RISERVE DI GAS NATURALE

La cosa interessante di questi progetti, esemplificativo dei cambiamenti che sta subendo l’industria energetica, è che oltre il 50 per cento delle riserve da sfruttare con questi progetti sono riserve di gas naturale. Molti dei più grandi progetti previsti per quest’anno riguardano il gas naturale liquefatto, in particolare l’espansione della produzione di Qatar Petroleum al North Field. Un decimo dei progetti in attesa di FID quest’anno sono la produzione in acque profonde e il resto è un mix di progetti offshore e onshore.

NESSUNA GARANZIA DI ARRIVARE ALLA DECISIONE FINALE DI INVESTIMENTO

Secondo Wood Mac, tuttavia, non vi è alcuna garanzia che tutti questi progetti ricevano effettivamente una decisione finale di investimento. Ciò è dovuto a una serie di motivi, primo fra tutti il tasso di rendimento atteso, l’intensità di carbonio e il contesto politico.

I rendimenti – e il periodo che impiegheranno per arrivare – sono diventati infatti della massima importanza per gli investitori di petrolio e gas e sono diventati anche una priorità assoluta per le società stesse. Mentre prima era consuetudine versare milioni in progetti che potevano non restituire l’investimento per decenni, l’attenzione è ora su periodi di ritorno più brevi, il che significa che i progetti a ciclo breve hanno le migliori possibilità di approvazione. Stesso discorso per le emissioni di CO2

Un recente articolo di Argus sul futuro degli investimenti petroliferi nella parte statunitense del Golfo del Messico ha rilevato che qualsiasi piano dovrebbe tenere conto non solo dei costi ma anche dell’intensità di carbonio. Praticamente ogni grande azienda energetica ha ora un piano di transizione a basse emissioni di carbonio di qualche tipo per placare gli investitori, trovandosi nella condizione di avere da un lato bisogno di soldi provenienti dalla vendita di petrolio per attuare questi piani, e dall’altra di dover mettere la massima attenzione all’impronta delle emissioni della produzione stessa.

POSSIBILE AUMENTO DEI PREZZI

“Eppure il mondo avrà ancora bisogno di petrolio e gas tra decenni e ne avrà bisogno ogni giorno per milioni di barili. Ciò significa che le società, sostenute dai loro azionisti, continueranno a investire nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas. Semmai, la spinta alla transizione energetica potrebbe portre a una fornitura più ristretta con una scarsità di offerta, a sua volta, in grado di far probabilmente aumentare i prezzi di queste materie prime energetiche. E questo guiderà maggiori investimenti in petrolio e gas, emissioni e tutto il resto”, osserva Oilprice.

RIALZO PREZZI PETROLIO HA SPINTO I FUTURE E I FONDI ESG

Una notizia interessante di questa settimana di Bloomberg rileva che il rialzo dei prezzi del petrolio ha spinto gli ETF su petrolio e gas ma anche, ironia della sorte, i fondi ESG. Ciò è dovuto al modo in cui sono costruiti i fondi ESG, ma il risultato finale è che le persone che investono in fondi ESG stanno investendo parte del loro denaro in Big Oil. E quando Big Oil va bene, lo fanno anche gli investitori ESG. “Ciò potrebbe fornire spunti di riflessione interessanti sugli investimenti ESG, petrolio e gas e, in una nota correlata, sulla riduzione delle emissioni e sulla domanda e offerta di energia”, sottolinea ancora Oilprice.
(Fonte: energiaoltre)