LA REVISIONE DELLE CONCESSIONI PASSA ATTRAVERSO UNA CORRETTA GESTIONE DEI MONOPOLI (di Mario Gugliotta)

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Lo scorso 12 ottobre, quindi ben prima delle ultime elezioni politiche, pubblicammo un post critico sull’acquisizione di una ESCO da parte di TERNA SpA, ovvero la società a controllo pubblico che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale. TERNA, di fatto, gestisce in regime di monopolio la rete di Alta Tensione a tariffe prefissate da ARERA (già AEEGSI) che gli consente un fatturato di circa 2,25 miliardi di euro (MLD) e un EBIT (Erning Before Interest and Taxes, ovvero utili prima di interessi e tasse) di ben 1,07 MLD, ovvero oltre il 30% dei ricavi.

In questi giorni, a causa dei tragici eventi di Genova, l’attenzione politica e mediatica si è ovviamente concentrata sulle concessioni e sui monopoli che lo Stato gestisce direttamente ma, soprattutto, su quelle che dà in gestione a società private, e su quale sia la giusta remunerazione che il gestore di un monopolio in concessione si possa o debba attendere. Media e Social hanno fatto un gran parlare sulla concessione di Autostrade per l’Italia SpA che, con un fatturato di circa 3,7 MLD, ha prodotto un EBIT di oltre 1 MLD, pari al 26% dei ricavi, inferiore statisticamente ai risultati di TERNA.

Non vogliamo, né possiamo (per quanto ci piacerebbe), entrare nel merito politico, tecnico e contrattuale, né nel percorso avviato per la nazionalizzazione o “rinazionalizzazione” di alcuni servizi o infrastrutture, ma di certo il discorso della revisione delle concessioni passa anche attraverso la corretta gestione dei monopoli che, anche quando sono gestiti dallo Stato, non sempre garantiscono l’equa distribuzione di utili in proporzione al rischio dei capitali investiti o già ammortizzati, sempre comunque a danno (economico ma, purtroppo, anche fisico) degli utenti. La storia ci avrebbe dovuto insegnare che se il “controllore” e il “controllato” (in termini sia tecnici sia economici) sono affini, difficilmente l’utente potrà trarne vantaggio. Ma se esistono ragioni strategiche di rilevanza nazionale, che obbligano o inducono lo Stato a intervenire nel mondo industriale ed economico, è necessario e obbligatorio, direi, che siano ben chiare le responsabilità e definiti gli ambiti di intervento, anche temporali, per non creare squilibri nel rapporto domanda/offerta a scapito delle Aziende private. Chi ne trarrà vantaggio, oltre a un’innegabile libertà d’impresa, sarà sempre il cittadino che vedrà tutelati i propri diritti di consumatore, attraverso l’applicazione di tariffe eque e la garanzia di un servizio di qualità.

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