LA POLITICA ENERGETICA NAZIONALE DEVE INVESTIRE SU TECNOLOGIE INNOVATIVE

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Si è rapidamente risolto, già nella serata di ieri, il problema dell’approvvigionamento del gas dalla stazione di compressione di Baumgarten che ha visto la tragica morte di un operatore e il ferimento di 21 persone, di cui uno pare in gravi condizioni.
Le poche ore di crisi sono state superate grazie all’uso degli stoccaggi nazionali che hanno compensato la riduzione di flusso dal gasdotto TAG. Qualche ripercussione c’è stata sul prezzo spot del gas che nella giornata di ieri è raddoppiato, passando da 23 a 51 €/MWh.
La notizia dell’incidente ha scatenato sul web, come c’era da aspettarsi, le solite polemiche sulla politica energetica italiana. Si sono letti commenti di ogni tipo, anche da parte di esponenti politici nazionali, che inneggiavano alla TAP o alla indipendenza energetica, che rimpiangevano il nucleare o peroravano la causa delle biomasse, il tutto spesso velato da una visione dogmatica delle proprie idee che porta a ignorare quattro evidenti fattori: il tempo, i soldi, l’impatto ambientale e la sicurezza energetica.
Non vogliamo entrare nel merito di queste polemiche, ma di sicuro il metano è la più importante risorsa energetica di transizione verso un auspicato e auspicabile futuro 100% rinnovabile, in quanto di ampia disponibilità, di basso costo e con limitato impatto ambientale.
Anche dal punto di vista geopolitico il metano può provenire da Paesi diversi (Russia, Algeria, Libia per parlare di quelli a noi connessi direttamente e in futuro, forse, Azerbaigian, Kurdistan, Egitto, oltre al gas liquefatto dagli USA e dai Paesi del golfo, etc.), il problema vero sarà quello di assicurarci che i flussi futuri siano diretti verso l’Europa e non dirottati verso le economie emergenti asiatiche, in forte espansione e avide di energia.

Oggi l’Europa dipende per oltre il 60% dalla importazione di idrocarburi, gran parte del gas arriva dalla Russia anche a causa della instabilità dei paesi del Mediterraneo del sud, la Germania è diventata di fatto l’hub energetico europeo e il progetto Nord Stream II non farà che rafforzare questa posizione. Solo una visione unica di una Europa vista come un mercato energetico unito potrà renderci ancora appetibili da parte dei grandi Paesi produttori. Per questo, secondo noi, la politica energetica nazionale e comunitaria deve avere una visione a medio termine più ambiziosa e sfidante, con nuovi investimenti sulle tecnologie innovative di produzione e di contenimento dei consumi e degli impatti ambientali, in una strategia europea di interconnessione totale. (Mario Gugliotta)

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