La pandemia accelera lo sviluppo delle rinnovabili

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Calano in tutta Europa durante il lockdown i consumi di energiacon percentuali a due cifre (in media dell’11%) assieme al PIL (-14%) ma in questo scenario, grazie anche all’aumento della generazione solare, il contributo delle fonti rinnovabili al mix energetico dell’UE raggiunge il record del 43%. È quanto riportato nel rapporto trimestrale pubblicato dalla Commissione Europea riferito al periodo di aprile-luglio 2020. Il Covid-19 sta causando uno dei più profondi sconvolgimenti del mercato degli ultimi decenni, lascerà cicatrici profonde anche nel settore energetico ma ad oggi non è possibile prevedere se aiuterà oppure ostacolerà l’accelerazione verso l’energia pulita e il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici internazionali. Dipende tutta da come e da quanto rapidamente i governi sapranno gestire le due principali sfide, quelle dell’emergenza sanitaria e della decarbonizzazione.

Ad esplorare i possibili scenari dei prossimi anni è stato nel mese di settembre ‘Agenzia internazionale dell’energia (AIE, in lingua inglese International Energy Agency, IEA) nella sua pubblicazione-bandiera, il World energy outlook, in cui prevede nel 2020 un calo del 5% sulla domanda globale di energia accompagnato da una diminuzione delle emissioni di CO2 pari al 7%. Crolleranno anche gli investimenti nel settore, almeno del 18%, ma gli impatti negativi si concentreranno soprattutto su petrolio e gas mentre le rinnovabili segneranno un lieve rialzo, pronte per il balzo in avanti degli anni successivi in cui arriveranno a coprire l’80% della crescita della domanda al 2030 grazie soprattutto all’energia solare e ai forti progressi tecnologici che rendono già oggi questa energia sempre più economica.

Se quest’ultima previsione assieme al crollo delle emissioni possono sembrare un orizzonte roseo (e green) a cui guardare, l’AIE invita a non giungere a conclusioni affrettate perché un’economica debole come quella descritta non fa che frenare i profondi cambiamenti in atto nel settore energetico e rallentare gli investimenti in efficienza. Se non si vogliono rivedere nel 2030 le stesse emissioni per-pandemia, sono necessari investimenti extra di mille miliardi di dollari all’anno, non solo per espandere e rafforzare la presenza delle rinnovabili, ma anche per migliorare le reti elettriche che, nel nuovo immaginato scenario, potrebbero rivelarsi l’anello debole del sistema.

Quella che oggi potrebbe apparire una tempesta perfetta, arrivata per accelerare l’avanzata verso rinnovabili di un mondo ancora troppo timido nell’abbracciare queste fonti di energia, coglie il settore in un momento di già profondo cambiamento. A fotografarlo è l’Energy Innovation Report realizzato dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano in un report che analizza le dinamiche di mercato dal 2015 ad oggi. Ben due sono infatti i fenomeni che già prima del Covid-19 stavano impattando fortemente sulle dinamiche del settore energia: la digitalizzazione e la servitizzazione.

In modo contemporaneo e pervasivo, hanno portato a cambiamenti radicali dei business esistenti e soprattutto all’ingresso di nuovi player, agili e capaci di introdurre consistenti elementi di innovazione: le startup. Di operanti nel settore Energy il report ne analizza 600, geograficamente situate in gran parte in Europa, USA ed Israele e attive soprattutto nella Smart Mobility (34%), un segmento che vedremo quasi sempre primeggiare, seguito da quello del Renewable Energy (15%) e dell’Energy Storage (13%). In Italia si registra una presenza significativo di realtà di Energy Efficiency/Facility Management ma questo trend nazionale non arriva ad influenzare quello mondiale perché nel nostro Paese sono solo 18 le startup censite. Si tratta tra l’altro di realtà che faticano a decollare per via delle difficoltà di accesso ai capitali e sono quindi costrette a far dipendere la propria crescita dai bandi europei e regionali oppure a iniziative di equity crowdfunding.

Per comprendere l’importanza delle startup nel settore e il modo in cui la loro carica innovativa sia stata accolta dal mercato, è necessario guardare agli investimenti di Corporate Venture Capital (CVC) e alle acquisizioni realizzati nell’ultimo quinquennio. I numeri del’Energy Innovation Report raccontano di un mondo energy aperto e confermano come le rinnovabili fossero già un segmento sotto osservazione e in crescita anche prima dell’emergenza sanitaria ed economica che stiamo affrontando. (Fonte: zerounoweb)