La decarbonizzazione deve fare i conti con le esigenze dei paesi emergenti

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I negoziati si stanno svolgendo a porte chiuse. Dentro le stanze (online) solo le delegazioni degli Stati Uniti e del Brasile. Fuori la società civile, con grande disappunto degli attivisti. Che temono il peggio già solo per il semplice fatto che esista questo dialogo tra Washington e il governo brasiliano. Il tema è la deforestazione dell’Amazzonia e la nuova amministrazione Biden sembra davvero intenzionata a trovare un accordo con il presidente Bolsonaro: soldi in cambio di garanzie di tutela della più preziosa foresta pluviale al mondo.

Da qualche tempo americani e brasiliani si stanno confrontando con dei meeting virtuali sul tema della deforestazione dell’Amazzonia. Iniziativa di Biden, che pare voglia arrivare a un accordo di qualche tipo con Bolsonaro almeno prima della COP26. Secondo il Guardian sono coinvolti anche ministri britannici ed europei: UK e Italia co-organizzano il summit sul clima di Glasgow del prossimo novembre. Il ritmo di un incontro a settimana fa capire che non è solo un esercizio pro forma, i negoziati puntano davvero a ottenere qualche risultato concreto.

E’ in quella sede che si sta mettendo un prezzo alla foresta pluviale. Bolsonaro chiede 1 miliardo di dollari l’anno per ridurre la deforestazione dell’Amazzonia del 30 o forse 40%. Un terzo della somma sarebbe destinata a non meglio precisate azioni per contrastare direttamente il disboscamento illegale. La parte restante invece andrebbe a misure per lo sviluppo economico della regione.

Se come sembra ci sarà un accordo, per molte ong si tratterà di un precedente pericolosissimo. Sopratutto perché equivale a legittimare delle politiche – in questo caso di Bolsonaro – che fanno acqua da tutte le parti. Il presidente brasiliano ha impiegato l’esercito per silenziare opposizioni e società civile con la scusa della protezione ambientale, ma i risultati certificati dalle stesse agenzie federali del paese rivelano che la deforestazione è aumentata da quanto Bolsonaro si è insediato.

Un gruppo di 199 organizzazioni della società civile ha pubblicato oggi una lettera congiunta rivolta all’amministrazione statunitense in cui afferma che qualsiasi accordo con il governo brasiliano equivale a una pacificazione. “Non è ragionevole aspettarsi che le soluzioni per l’Amazzonia e la sua gente vengano da negoziati fatti a porte chiuse con il tuo peggior nemico”, si legge nella lettera. “Il governo Bolsonaro cerca a tutti i costi di legalizzare lo sfruttamento dell’Amazzonia, causando danni irreversibili ai nostri territori, ai popoli e alla vita sul pianeta”. (Fonte: rinnovabili.it)