La Danimarca accelera sull’eolico off shore

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(Fonte: adrianlive.it, 11/06/2021, Matteo Lai) Il governo danese ha dato il suo consenso alla realizzazione di due isole artificiali che ospiteranno 200 turbine eoliche: sfruttando il vento in mare aperto, alimenteranno 3 milioni di famiglie.
Il progetto infrastrutturale più grande e ambizioso della storia della Danimarca, uno dei primi paesi a sfruttare l’energia eolica, fa parte del programma avviato già da molti anni per ridurre le emissioni inquinanti e raggiungere la cosiddetta neutralità climatica entro il 2050. Delle due isole per l’energia in progetto, una sarà costruita vicino all’isola di Bornholm, nel mar Baltico, a circa 40 km dalle coste svedesi, l’altra sarà costruita nel mare del Nord, a ovest della penisola dello Jutland, all’altezza della città di Thorsminde, a circa 60 km dalle coste e sarà grande 120 mila metri quadrati e produrrà energia grazie a 200 turbine eoliche giganti.

La Danimarca è stato uno dei primi paesi nell’Unione Europea a sfruttare l’energia eolica e a sviluppare il settore in maniera ampia e solida con una produzione di energia elettrica da fonti eoliche installate a distanza dalle coste, di circa 1,7 gigawatt. L’isola per l’energia di Bornholm dovrebbe produrre circa 2 gigawatt, mentre quella del mare del Nord, nel tempo, dovrebbe raggiungere una produzione di 10 gigawatt permettendo alla Danimarca di godere di una posizione avanguardista nel settore dell’eolico offshore.

Gli studi e i progetti per la realizzazione degli impianti dovrebbero essere completati nel 2024 per entrare in funzione nel 2030.

La Danimarca si era impegnata a ridurre le proprie emissioni inquinanti già dal 1990, mentre nel 2019 aveva approvato una legge sul clima che prevedeva di ridurle del 70% entro il 2030. Il governo punta inoltre a raggiungere entro il 2050 la cosiddetta neutralità climatica o emissioni zero, cioè l’equilibrio tra emissioni e assorbimento di anidride carbonica e il suo impegno per la tutela dell’ambiente è stato confermato dalla mancata approvazione di nuove concessioni per la ricerca di giacimenti di petrolio e di gas naturale nel mare del Nord: dal 2050 non estrarrà più idrocarburi dai fondali marini. Una notizia rilevante e una iniziativa sicuramente innovativa che speriamo serva a convincere altri paesi.

Il governo scandinavo ha messo i temi ambientali al centro della propria politica con un obiettivo di riduzione delle emissioni tra i più ambiziosi d’Europa. La società di Stato dell’energia si è riconvertita, diventando il più grande produttore mondiale di eolico offshore.

La scelta della Danimarca è esemplare e la volontà di rinunciare al petrolio unica nel suo genere, ma c’è da riflettere sul fatto che il mondo del greggio è molto complesso: contratti in essere non revocabili, investimenti sul lungo periodo e cambiamenti difficilmente attuabili.

Certamente l’impatto maggiore è quello di creare un precedente, importante perché evidenzia la necessità di politiche che riducano le estrazioni di combustibili fossili.

Le politiche climatiche sono prevalentemente concentrate sull’incentivazione di alternative verdi, auto elettriche ad esempio, o sulla tassazione delle emissioni di CO2. Certamente strumenti fondamentali che vanno accompagnati da strategie che vanno alla radice del problema per non rivelarsi solo parzialmente efficaci.

L’evoluzione dell’eolico è sicuramente l’offshore, ovvero posizionare le pale eoliche lontano dalle coste per andare a cercare il vento dove soffia più forte e per non incorrere nell’opposizione dei comitati locali e delle associazioni ambientaliste. La base che sorregge le lunghe torri diventa una piattaforma galleggiante ancorata al fondo. Va bene in tutti i mari del mondo, ma ancor di più nel Mediterraneo dove i venti non sono costanti, considerazioni fatte anche dal nostro Governo.

Due i progetti già in fase avanzata in Italia: uno al largo delle Egadi e uno nel Canale di Sicilia.

Un’attenzione particolare è posta alle valutazioni di impatto ambientale con il diretto coinvolgimento delle amministrazioni locali, della guardia costiera e delle associazioni ambientaliste: da ognuna delle parti sono state raccolte osservazioni e suggerimenti. La posizione è stata individuata perché non ostacola il traffico marittimo né turistico, non disturba le rotte migratorie degli uccelli ed è stata prevista anche l’installazione di rivelatori per monitorare i cetacei con la raccolta di dati che potranno servire al loro studio.

Altra considerazione è che per raggiungere gli obiettivi che l’Italia si è data nel Piano Nazionale per l’energia e il clima per il 2030, l’apporto dell’eolico dovrebbe essere di circa cinque volte l’attuale quota installata difficilmente raggiungibile con impianti di nuova realizzazione sulla terraferma dove i siti migliori sono già stati occupati.

Le tecnologie per sviluppare soluzioni innovative nel campo della transizione energetica esistono, l’attenzione alla tutela ambientale è sempre possibile, i fondi, quando c’è una visione moderna e globale, si trovano, la Danimarca ha approvato un investimento di 28 miliardi di euro, e allora perché progetti simili non vengono sviluppati in ogni paese costiero del mondo?

È necessaria la volontà di tutte le parti per compiere grandi passi e trasformare in realtà la visione futura di un mondo dall’energia pulita.