La contrazione del mercato cinese ha portato Europa e Nord America a esportare i propri rifiuti in Asia meridionale

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Secondo un rapporto dell’Interpol, le reti criminali stanno approfittando di un’ondata di rifiuti di plastica spediti in Asia dai paesi ricchi, alimentando l’inquinamento bruciando e scaricando rifiuti che avrebbero dovuto essere riciclati. Sebbene alcuni paesi abbiano imposto obiettivi di riciclaggio (che superano il 30% in Europa), il rapporto afferma che ciò ha contribuito a far nascere un mercato “nero”che riesce a bypassare i vincoli delle regolamentazioni.

L’agenzia intergovernativa per la lotta alla criminalità con sede in Francia, infatti, ha affermato che le reti criminali utilizzano attività legittime di gestione dell’inquinamento come copertura per operazioni illegali. Il rapporto, scritto con il contributo di 40 paesi, afferma che molti obiettivi di riciclaggio sono di fatto impossibili da verificare dato lo scarso monitoraggio. Ciò è particolarmente preoccupante nei paesi che non hanno la capacità di trattare nemmeno i propri rifiuti domestici e lottano per far rispettare le normative.

L’Interpol ha affermato che alcuni dei principali paesi di destinazione segnalano alti tassi di cattiva gestione dei rifiuti, tra cui India (87%), Indonesia (83%) e Malesia (57%). “Questi numeri indicano che le nazioni esportatrici potrebbero riportare tassi di riciclaggio artificialmente alti per i loro rifiuti di plastica, mentre in realtà permangono forti incertezze su come i rifiuti vengono trattati e spediti all’estero”, afferma il rapporto.

Le spedizioni illecite di rifiuti (provenienti anche da case e supermercati di Europa e Nord America) sono aumentate verso le nazioni del sud e sud-est asiatico negli ultimi due anni, dopo che la Cina ha imposto delle restrizioni sulle importazioni nel 2018. Con la contrazione del mercato in Cina, che in precedenza trattava quasi la metà dei rifiuti di plastica del mondo, le aziende hanno spostato le loro attività nei paesi vicini.

Un esempio è la piccola città di Jenjarom, non lontana da Kuala Lumpur, Malesia, dove nel 2018 sono comparsi all’improvviso numerosi stabilimenti di lavorazione della plastica, con enormi cumuli di rifiuti ammucchiati all’aperto e bruciati. Diverse nazioni del Sudest asiatico stanno cercando di respingere questo “assalto” di rifiuti di plastica, ma l’Interpol ha sottolineato che gli sforzi per rimpatriarli sono “lunghi e impegnativi” e le spedizioni possono essere bloccate nei porti per mesi o addirittura anni.

Ma l’attività illegale non tocca solo le nazioni asiatiche. L’Interpol ha affermato che gruppi di criminalità organizzata stanno operando in alcune parti d’Europa, avvertendo che i crimini relativi ai rifiuti stanno diventando “più complessi e sempre più minacciosi”. In Francia, il sindaco della città di Signes è stato assassinato nell’agosto 2019 per aver tentato di impedire lo scarico di rifiuti illegali.

(Fonte: rinnovabili.it)