LA CINA CAPOFILA DEL MOVIMENTO DI CONTRASTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

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La Cina si è data l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 per unità di PIL del 60/65% entro il 2030.
Per raggiungere questo obiettivo verrà introdotto un sistema di scambio di quote di emissione simile a quello ETS.
Inizialmente il sistema sarà limitato alle società impegnate nella produzione di energia elettrica, successivamente sarà implementato a tutto il comparto industriale.
Con questa decisione, che avversa quella statunitense di abbandono degli accordi di Parigi, la Cina conferma la propria volontà di essere alla guida del movimento di contrasto ai cambiamenti climatici.
Le politiche ambientaliste sono ormai divenute anche una opportunità di sviluppo industriale e non si può più tornare indietro.
Dopo il dibattito sulle buste biodegradabili, ci piace pensare che le future norme, per quanto imperfette, potranno indirizzare e premiare la ricerca e gli investimenti verso tecnologie meno impattanti sull’ambiente e sul clima.
La sostituzione graduale dei prodotti, tra cui l’energia, con prodotti più ecocompatibili non sarà indolore, ci saranno costi da sostenere e industrie da chiudere o da ristrutturare, ci saranno posti di lavoro nuovi ma anche la scomparsa di vecchie occupazioni.
Opporvi resistenza è un atto di miopia, ma anche pensare che non ci saranno sacrifici da affrontare è illusorio. Cambieremo le nostre abitudini, qualche volta sarà la tecnologia a venirci incontro, ma spesso saremo chiamati ad agire in prima persona con piccoli o grandi gesti quotidiani (ad esempio la raccolta differenziata, la condivisione dei mezzi di trasporto o la scelta oculata dei prodotti da acquistare/utilizzare). (Mario Gugliotta)

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