ENNESIMO INCENDIO IN UN DEPOSITO DI RIFIUTI NEL MILANESE

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Ennesimo incendio in un deposito di rifiuti: la scorsa notte le fiamme sono divampate a Settimo Milanese, nell’hinterland di Milano, devastando un capannone di 1.400 metri quadri della ditta Effec2 srl. In un’ala dell’edificio interessato si trovano stoccati rifiuti pericolosi che non sarebbero stati intaccati dalle fiamme. Non si sa ancora se l’origine dell’incendio sia dolosa o meno, anche se i roghi che si sono sprigionati e si continuano a sprigionare in impianti di raccolta rifiuti in Lombardia non lasciano presagire nulla di buono. E non è un caso se, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, il Procuratore Generale di Milano, Roberto Alfonso denunciò: “l’aumento esponenziale dei segnali indicatori di attività illecite nel settore dello smaltimento dei rifiuti“, ipotizzando, in merito ai vari incendi scoppiati dei depositi di rifiuti lombardi: “un’unica regia, la cui individuazione passa attraverso l’avvertito coordinamento investigativo tra le Direzioni Distrettuali Antimafia del Nord, le Direzioni Distrettuali Antimafia di Napoli, di Salerno e di quelle della Calabria“. Il Procuratore, ascoltato lo scorso febbraio anche dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, aveva spiegato: “Al momento si contano 13 procedimenti presso la Dda di Milano, di cui dieci sono ancora nella fase delle indagini preliminari. Per almeno due è in corso la stesura delle richieste di misure cautelari. In tre procedimenti, riguardanti fatti molto gravi, c’è stato rinvio a giudizio, sono già state applicate le misure cautelari. Su 13, dieci riguardano fatti del 2018: significa che il fenomeno diventa sempre più grave, continua e si ripete sempre più spesso. Da qui la necessità di una maggiore attenzione e sempre più costante. Il dato anomalo che ha incuriosito chi sta indagando è l’inversione di tendenza nei flussi. In molti casi la provenienza dei rifiuti è campana: la Dda ha individuato l’imprenditore campano, sa chi è, lo sta seguendo nelle indagini. Così come sanno i nomi e i cognomi di alcuni ‘ndranghetisti che sono dietro ad alcuni di questi incendi. Si ripetono i nomi delle società, si capisce che il fenomeno ha una regia e che può essere collegato a una serie di aziende interessate allo smaltimento di rifiuti”,