È stata creata una nuova coalizione, “Renewable Hydrogen Coalition”, per fare dell’Europa il leader mondiale dell’idrogeno verde

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La Ue può e deve aumentare il target di 40 GW di elettrolizzatori per la produzione di idrogeno da rinnovabili al 2030, contenuto nella strategia presentata lo scorso luglio. E’ la principale richiesta della “Renewable Hydrogen Coalition”, coalizione creata ieri da WindEurope e SolarPower Europe con il sostegno di Breakthrough Energy il cui obiettivo è “fare dell’Europa il leader mondiale dell’idrogeno verde”.

Il Vecchio Continente, sostiene un libro bianco presentato in occasione del lancio dell’iniziativa, possiede infatti i principali cluster di domanda con oltre 300 TWh di idrogeno già utilizzato oggi, è la regione con le maggiori ambizioni di decarbonizzazione, è leader nell’innovazione (il 50-60% delle start-up dell’idrogeno globali sono europee), è al primo posto nella produzione di elettrolizzatori con una quota di mercato del 25-30%, detiene il primato nei progetti H2 annunciati (circa 1,3 mln ton di produzione annua) ed è tra i principali mercati delle rinnovabili.

La coalizione, spiega una nota, si propone perciò di costituire una “rete interdisciplinare di alto livello di innovatori, aziende e industrie utilizzatrici” per sviluppare rapidamente una comunità dell’idrogeno da Fer, che presenterà proposte concrete su tracciabilità, infrastrutture, investimenti, market design e incentivi.

La coalizione incoraggia i decisori politici a raddoppiare gli sforzi per la ricerca e dimostrazione e la Commissione Ue a fissare, nell’ambito delle previste revisioni periodiche della strategie per l’idrogeno, obiettivi al 2030 più ambiziosi, magari considerando target per specifici settori. In questo modo, si darebbe “maggiore chiarezza all’industria”.

Secondo il libro bianco, commissionato da Breakthrough Energy alla società specializzata Material Economics, esiste già oggi in Europa una domanda potenziale di idrogeno da Fer giustificabile dal punto di vista economico di 540 TWh, di cui 220 TWh rappresentati dal passaggio dall’H2 grigio a quello verde. Ma se i costi dell’idrogeno green scendessero al di sotto di 1,7-2 € per kg a seguito delle economie di scala e dell’aumento del prezzo della CO2 e le aziende continuassero a perseguire ambiziosi target climatici allo stesso ritmo degli ultimi 5 anni, la domanda potenziale salirebbe a un volume compreso tra 540 e 1.200-1.400 TWh.

La domanda, dunque, non è un ostacolo al decollo dell’idrogeno, e tanto meno la disponibilità di elettrolizzatori, dato che i grandi produttori europei sono ben preparati ad accrescere l’offerta.
La vera barriera – rimarca il libro bianco – è la lunghezza degli iter autorizzativi necessari alla costruzione degli impianti, che vanno da 5 ad oltre 15 anni con una media di 8-10 anni. Rimuovendo gli ostacoli burocratici e assegnando a questi progetti corsie preferenziali, si potrebbero ridurre i tempi a 3-7 anni.

Inoltre, dovrebbero essere definiti gli aspetti legati alla regolazione e agli standard, come ad esempio la mancanza di un sistema di garanzie di origine e di regole per le infrastrutture di trasporto.
Quanto alla capacità addizionale da rinnovabili necessaria ad accompagnare lo sviluppo dell’idrogeno verde, il libro bianco calcola circa 120 GW per soddisfare una domanda di 540 TWh e 280 GW di 1.200 TWh, assumendo che il 70% dell’elettricità verde sia prodotta nella Ue e il resto importata.

Il libro bianco “Mainstreaming green hydrogen in Europe” e la dichiarazione della Renewable Hydrogen Coalition sono disponibili in allegato sul sito di Quotidiano Energia. (Fonte: Ansa)