DISCARICHE: L’ITALIA RISCHIA LA PROCEDURA D’INFRAZIONE

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Si è svolta ieri presso la Commissione bicamerale sulle ecomafie l’audizione del Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento alle normative europee delle discariche abusive, il Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, il quale ha spiegato che in  22 mesi di attività – la sua nomina risale infatti a marzo 2017 – le discariche abusive in procedura di infrazione sono passate da 80 a 52, con altre 8 già bonificate al vaglio della Commissione europea: “Abbiamo inviato 19 informative all’autorità giudiziaria e fatto un protocollo con la Direzione nazionale antimafia, che su tre di queste sta svolgendo approfondimenti -, ha dichiarato Vadalà -. Dagli 80 siti assegnati, 28 sono fuoriusciti, a cui speriamo se ne aggiungano presto altri 8. Se tutto va bene, rimarranno 44 siti – ha aggiunto Vadalà  – e stiamo lavorando almeno su 20 siti al momento, di cui 10 da chiudere entro il 2 giugno 2019 e 10 entro il 2 dicembre 2019, con l’obiettivo di lasciare altri 24 siti al 2020 e 2021.” L’Italia quindi rischia una procedura di infrazione per quelle non ancora bonificate, in buona parte in Basilicata, oltre che per la discarica romana di Malagrotta, chiusa nel 2013. “Ogni anno – ha spiegato il Generale – incontriamo la Direzione Generale Ambiente della Commissione Ue   che controlla le nostre infrazioni, quando andiamo da loro, ci dicono che Malagrotta è o potrebbe essere a rischio infrazione, perché non si riesce a chiudere e il post mortem non si sta attuando”. La Direzione Generale Ambiente della Commissione europea -responsabile della politica dell’UE sull’ambiente –  propone e attua politiche che garantiscono un elevato livello di tutela ambientale e di salvaguardia della qualità della vita dei cittadini dell’UE. “Se Malagrotta non si riuscisse a chiudere la Commissione Ue ce ne chiederebbe conto, perchè non c’è sicurezza“ ha detto Vadalà.  Per quanto riguarda le altre secondo il Commissario si tratta soprattutto di discariche abusive nate tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando “le amministrazioni comunali, non sapendo come smaltire bene questi rifiuti, li gettavano dalla sommità delle colline negli alvei torrentizi, o li lasciavano in depositi temporanei”.