CHE FINE HA FATTO IL BUCO DELL’OZONO?

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Che fine ha fatto il buco dell’ozono?
Forse nessun allarme ambientalista è mai risuonato così alto come per il famigerato “buco dell’ozono”. Dalla metà degli anni 80 e per gran parte degli anni ’90, anche in conseguenza del maggior monitoraggio della terra per mezzo di satelliti e palloni meteorologici, il principale tema ambientalista trattato dai media mondiali era la dimensione dello strato di ozono sulle calotte polari. Le principali conseguenze furono la messa al bando nell’87 dei CFC (Clorofluorocarburi, composti chimici utilizzati nelle bombolette spray e nei frigoriferi) colpevoli di essere la principale causa di questo fenomeno e l’incremento della vendita di creme solari protettive. Da alcuni anni non si sente però più parlare, se non sporadicamente, dello stato di salute dell’ozonosfera.
Brevemente, per chi non ha vissuto quel periodo, proviamo a spiegare in parole semplici il fenomeno. L’ozono è uno dei gas che compone la stratosfera e ha come principale effetto quello di proteggere la terra dai raggi ultravioletti. Durante la primavera Antartica (settembre), le nubi che si formano sopra le calotte polari formano il substrato umido che consente al Cloro (contenuto nei CFC) di reagire con l’ozono (O3) per formare ClO (monossido di Cloro) e O2 (Ossigeno molecolare). Nei mesi successivi lo strato di ozono tende a riformarsi con un processo ciclico che si interrompe ogni primavera.
Ma cosa sta succedendo ora? Stando alle ultime notizie reperibili sul Web, il buco si sta riducendo, ciò grazie anche alla sostanziale riduzione di rilascio di gas dannosi. Dal 2000 ad oggi il buco, nella dimensione massima primaverile, si è ridotto di circa 4 milioni di chilometri quadrati e, se non interverranno nuovi fattori, sembrerebbe che la completa rimarginazione possa avvenire entro il 2050. Recenti studi hanno però individuato nel diclorometano (composto chimico utilizzato in vari settori dell’industria) un elemento che potrebbe rallentare questa rimarginazione.
Staremo a vedere, nel frattempo probabilmente non moriremo carbonizzati dai raggi UV ma non dobbiamo neanche abbassare la guardia. L’imperativo è sempre lo stesso, riduzione delle emissioni dannose in atmosfera e, in questo caso, grande uso di creme protettive.
P.S.: se l’ozono ci protegge quando è nella stratosfera, va ricordato che è invece dannoso per la salute umana se inalato. (Mario Gugliotta)

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