Anche il negazionista Trump promette impegno nella transizione energetica, ma è solo campagna elettorale?

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Lo scontro Trump-Biden si gioca anche sull’auto elettrica. Durante il primo confronto televisivo tra l’attuale presidente degli Stati Uniti e il candidato democratico, tra un colpo basso e l’altro, si è parlato infatti anche di eMobility.

Joe Biden ha fatto della transizione energetica uno dei punti cardine della propria politica nel caso fosse eletto, mentre Trump, dal momento in cui si è insediato ad oggi, non ha certo prestato particolare attenzione alla mobilità a zero emissioni e alle tematiche ambientali.

Trump ora è pro elettrico?

Ieri sera, però, interrogato sul tema, ha detto di credere nelle auto elettriche e, addirittura, di aver concesso consistenti incentivi per l’acquisto di vetture a basso impatto ambientale. In molti però Oltreoceano si sono chiesti a cosa si riferisse.

L’amministrazione Trump ha lasciato in vigore il bonus di 7.500 euro sulle EV risalente al 2008 (misura prevista all’interno di un provvedimento su “Energy Improvement and Extension” firmato addirittura da Bush e successivamente legato ai nomi di Obama e proprio di Biden, che di Obama fu vicepresidente). Ma a questo nulla ha aggiunto, anzi.

A guardare i fatti, Trump ha in effetti spesso messo in atto iniziative per smontare i piani di Obama a sostegno dell’ambiente, inclusi quelli su generazione elettrica e carbone. Tra le mosse più evidenti di una politica poco orientata al green, da citare, l’uscita degli Usa dall’accordo sul clima di Parigi.

Il piano di Biden

L’impegno di Joe Biden per combattere il cambiamento climatico ha radici profonde. È dalla metà degli Anni ’80 che il candidato democratico sostiene la necessità di ridurre la dipendenza dal carbone e nel suo programma ha dichiarato di voler stanziare la bellezza di 1.700 miliardi di dollari per portare gli Stati Uniti ad utilizzare solo fonti rinnovabili entro il 2050.

L’iniziativa, dal (troppo?) roboante titolo Clean Energy Revolution, prevede anche l’installazione di mezzo milione di colonninedi ricarica entro il 2030, un fondo a sostegno della ricerca su temi green e la riallocazione dei sussidi da iniziative legate a fonti di origine fossile ad altre meno impattanti per l’ambiente (un po’ come l’ipotesi “anti diesel” di cui si parla anche da noi), incluso il nucleare di nuova generazione. Settore quello della fusione in cui come abbiamo visto la ricerca in Italia ha ben pochi rivali. (Fonte: insideevs)