26 APRILE: IL MONDO RICORDA IL DISASTRO DI CHERNOBYL

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Era il 26 aprile 1986 quando il reattore numero quattro della centrale di Chernobyl, circa 100 chilometri a nord di Kiev, esplode. Le autorità russe inizialmente cercano di coprire l’incidente (tanto che l’ammissione del disastro da parte del segretario dell’allora Partito comunista sovietico Mikhail Gorbaciov arriva solo il 14 maggio). Il resto del mondo scopre quel che è successo il 28 aprile – due giorni dopo l’esplosione – perché  la nube radioattiva che si sviluppa investe tutta l’Europa ed è la Svezia  la prima a lanciare l’allarme, perché gli scienziati rilevano un picco dei livelli di radiazioni. La nube tossica sprigionata, a causa di quello che viene considerato il più grave incidente nucleare della storia, raggiunge anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani. Nelle settimane successive allo scoppio, a causa delle radiazioni, furono trentuno i lavoratori della centrale e i pompieri che ufficialmente persero la vita, ma il numero esatto delle vittime del disastro nucleare è tutt’oggi incerto: non si è mai potuto stabilire con certezza i morti diretti, ma soprattutto quelli indiretti, deceduti a causa delle malattie provocate dalle radiazioni. A distanza di 33 anni centinaia di persone si sono riunite intorno al memoriale dedicato alle vittime a Slavutych, a 50 chilometri dalla centrale nucleare, città costruita dopo l’evacuazione di Pripyat, che fu evacuata il giorno successivo allo scoppio del reattore: come ricorda il Corriere della Sera, ai cittadini fu detto che si trattava di un’evacuazione temporanea…nel giro di tre ore furono fatti salire su alcuni autobus e – con le poche cose che avevano addosso – furono allontanati: nessuno ha mai fatto ritorno a Pripyat, che ancora oggi è una vera e propria città fantasma.